I viaggi di Adriano

Sappiamo che Adriano fu un grande viaggiatore non per irrequietezza di spirito o per desiderio di vedere o godere, ma per la necessità che l’imperatore sentiva di osservare le condizioni delle province e di provvedere ai loro bisogni e al loro sviluppo. Adriano trascorse nelle province circa tre lustri del suo impero. È ancora incerta la cronologia dei viaggi d’Adriano, ma più che le date hanno importanza i risultati del lungo peregrinare dell’imperatore. Iniziò col visitare la Gallia, dove fu, come pare, nel 119 dove era diffuso il paganesimo e vi faceva la comparsa anche il Cristianesimo. Dalla Gallia Adriano si recò nella Germania superiore e nell’inferiore, dove diede impulso alle fortificazioni di frontiera e provvide alla disciplina delle legioni; poi passò nella Britannia dove seguendo la sua politica di difesa, ordinò una linea di sbarramento munita di trincee e fortini (Vallum Hadriani). Dalla Britannia l’imperatore, attraversando la Gallia, passò nella Spagna, forse la più fiorente delle provincie d’occidente. Si trovava a Tarracona, forse nell’inverno del 123, quando un’insurrezione scoppiata nella Mauritania lo costrinse a passare in Africa. La sua presenza valse a quietare questa regione occidentale africana, la quale resisteva ancora tenacemente alla penetrazione delle armi e della civiltà romana. Anche qui l’imperatore dovette prendere provvedimenti per la difesa militare e dopo un’offensiva verso l’Atlante iniziò la costruzione di un vallum. Inoltre trasferì i quartieri della Legione III Augusta a Lambese. La sua presenza in Mauritania fu dunque forte, decisa e risolutiva per piegare alle armi della civiltà romana. La Mauritania provincia romana (da non confondersi con l’attuale stato di Mauritania) si estendeva dalla zona occidentale dell’attuale Algeria fino all’odierno Marocco e alla parte settentrionale della Mauritania. La tradizione ci ha tramandato la Mauretania come paese d’origine di Sant’Antioco che quindi proveniva dalle terre dell’attuale Marocco o Algeria. Oggi lo definiremmo come uno straniero di razza africana sbarcato sulle nostre coste. Come detto sopra, risulta oggi difficile pronunciarsi sulla storicità di quanto riferito nella Passio del martire sulcitano, anche se in ogni leggenda c’è un fondo di verità. D’altra parte è anche vero che le passiones sono tutte molto simili fra di loro, in particolare quelle che vedono protagonisti dei Santi Taumaturghi, tra cui basti citare Sant’Antioco di Sebaste, San Vito, San Biagio e i Santi Cosma e Damiano La fede nei santi taumaturghi, è fortemente radicata ovunque; vengono invocati sia direttamente, finché sono in vita, sia tramite immagini simboliche o reliquie quando sono morti. Il loro potere va oltre la morte e pertanto sono in grado di compiere i miracoli, per i quali vengono invocati dalla fede popolare, anche a distanza di secoli.

di Roberto Lai