I martirologi storici

A partire dal II secolo nelle Chiese più importanti, come in quella di Cartagine, di Roma e di Antiochia, si teneva un martirologio aggiornato e compilato con dovizia di particolari. Consisteva in un vero e proprio calendario dove veniva indicato il nome dei Santi e il luogo della loro morte. In seguito le notizie vennero arricchite anche con una descrizione di come era avvenuto il decesso. Il più famoso è quello “gerolomita”, compilato nel VI secolo a Roma e impropriamente attribuito a San Girolamo. Nello stesso periodo si assiste alle Legendae l’usanza tra il clero di leggere, durante la Messa una breve storia della vita del santo di cui si celebrava il dies natalis, che per i cristiani è l’anniversario della morte corporale. Questi racconti in seguito vennero chiamati Passiones. Partendo da una base certa nelle legendae si dava più importanza all’immaginazione che alla storicità. Gli autori non mancavano di dare dettagli sulla crudeltà dei boia e dei magistrati, sulla durezza dei supplizi e sulla serena resistenza che i servi di Dio opponevano ai loro persecutori. Al fine di colpire i fedeli venivano narrati miracoli fantastici e opere straordinarie per suscitare negli uditori spirito di emulazione e ammirazione. L’agiografia è infatti quella parte letteraria che ha per oggetto i santi che hanno praticato le virtù in modo eroico e riconosciute dalla chiesa cattolica o di un’altra chiesa cristiana.