L’epigrafe del Vescovo Pietro e il rinvenimento delle reliquie del Santo

Un altro supporto storico particolarmente importante per la storia di S. Antioco è l’epigrafe rinvenuta nel 1615 dall’Arcivescovo di Cagliari Monsignore Francesco Desquivel durante l’inventio delle reliquie del Santo. L’iscrizione è considerata autentica dagli studiosi e fatta risalire ai sec. VII-IX, se non addirittura al secolo VI; in questo sensosenso abbiamo diverse scuole di pensiero ma ritengo che gli studi Cagliaritani di Storia e Filologia (vol. I del Motzo) siano più che attendibili. In relazione a ciò si può dedurre che il culto del Santo non solo è conosciuto nel 500, ma anche prima; la lapide parla di restauri fatti eseguire dal Vescovo Pietro in un’Aula già esistente, abbellendola con marmi; questo ci fa pertanto tornare indietro almeno di due secoli. +AVLA MICAT VBI CORPUS SCI ANTHIOCI QVIEBIT IN GLORIA VIRTVTIS OPVS REPARANTE MINISTRO PONTIFICIS XPI SIC DECET ESSE DOMVM QVAM PETRUS ANTISTES CVLTV SPLENDO RE NOBABIT MARMORIBVS TITVLIS NOBILITATE FIDEI DDICATU D/ XII K FEBRV Il fattore che diede l’impulso alle ricerche dei corpi dei Santi in Sardegna fu la controversia per il titolo primaziale sulla Sardegna e sulla Corsica. Due erano i contendenti il Vescovo di Cagliari e il Vescovo di Sassari; a questi si aggiunse nel 1611 l’Arcivescovo di Pisa. La relazione dell’Arcivescovo Desquivel sul ritrovamento delle reliquie di Sant’Antioco è particolarmente importante per la storia di S. Antioco. Il 18 marzo del 1615, la delegazione inviata a Sulci per la ricerca del corpo del Santo, dopo aver digiunato per un giorno a pane ed acqua, entrò nella chiesa a piedi nudi, pregando fervorosamente Dio che concedesse questo dono, mettendo come intercessore il Santo stesso. Finita la preghiera entrarono nella catacomba dove il Santo morì e andarono verso il luogo dove da sempre si diceva fosse la tomba del Santo. Trovarono un sarcofago di marmo posto sopra un altare molto antico, all’entrata della stessa catacomba che era a forma di capella con sei colonne, qui venne rinvenuta la lapide Aula micat. La lapide era posta sopra l’altare, fissata alla parete con ganci di ferro, consumati dal tempo. Letta la lapide crebbero le speranze. Smontarono l’altare, ruppero un impasto molto forte, che ricopriva un vano costruito in calce e pietre ben lavorate e con le pareti dipinte; dentro stava il corpo del Glorioso martire, composto in modo che la testa corrispondeva al punto della lapide in cui erano scritte per esteso le parole: BEATI SANCTI ANTIOCI. La vista delle reliquie riempì tutti di ammirazione e di devozione e mandarono subito un corriere per informare il Vescovo. Il corriere, passando i ponti di notte, cadde nel mare, ma i fogli contenenti la notizia non si bagnarono. In attesa che il Vescovo giungesse a Sulci, si pregava accanto alle reliquie. Appena si divulgò la notizia, gli archibugieri spararono mille colpi a salve. Un Archibugio fu caricato per sbaglio con due palle, e anche mettendogli fuoco non si incendiò, perché sarebbe scoppiato tra la gente che gremiva la catacomba in preghiera. L’Arcivescovo Desquivel, dopo il rinvenimento della lapide e delle reliquie del Santo Antioco mostrò al popolo il teschio del Santo e con esso lo benedisse. Poi suggellò la cassa con quattro chiavi, “y estas entregò a los Capitulares de la Cathedral de Iglesias con condicion que si en algun tiempo se bolviesse a poblar la Isla de S. Antiogo, se las hayan de restituir, siendo aquel su proprio lugar”. Del ritrovamento del Sacro Corpo il Desquivel ebbe subito l’accortezza di incaricare alcuni notai che raccogliessero sotto giuramento le deposizioni delle varie persone che furono testimoni dell’accaduto. Inoltre ne fece una relazione ben particolareggiata al papa Paolo V, che è conservata nell’Archivio Segreto Vaticano, ed una al re di Spagna, Filippo III, a cui offriva anche in un reliquiario d’argento un Osso della gamba del Santo. Questa relazione si trova ancora nella “Biblioteca Nacional de Madrid”, conservata tra i manoscritti al n. 8664. È opportuno intanto notare come lo stesso Desquivel, 6 anni dopo, portasse una correzione al suo impegno per la cessione delle Reliquie. Con atto del febbraio 1621 – in considerazione delle spese sostenute dal Capitolo e dal Comune di Iglesias per gli scavi e la causa contro Sassari – donava “in perpetuo” le Reliquie alla Città. Comunque esse rimasero ad Iglesias per oltre 200 anni. “Pò sa festa manna” di dopo Pasqua, tutti gli anni, seguendo la statua del Santo, esse venivano portate processionalmente nell’Isola, ma terminate le celebrazioni facevano ritorno in Città. La popolazione risorgendo e crescendo si sentì però in qualche modo quasi orfana, senza la continua presenza delle spoglie del suo Martire, del suo “Padre nella fede”. Quell’antica chiesa monumentale, che oggi finalmente possiamo ammirare nel rigore della sua fattura originaria, integrata dalla catacomba testimone della fede dei primi nostri cristiani, era vuota senza quel Corpo Santo, che per secoli aveva lì riposato richiamando tanti fedeli. Che quelle Spoglie ci venissero una volta all’anno, e solo per qualche giorno, non era sufficiente, non era naturale. Il Santo doveva ritornare Il Comune di S. Antioco ne fa richiesta al Capitolo ed al vescovo mons. Montixi, appellandosi all’impegno di restituzione stabilito nel 1615 da Mons. Desquivel. Ma il Capitolo non è dello stesso parere, ed anch’esso si fa forte della donazione in perpetuo del medesimo Desquivel del 1621 che corregge il precedente atto. Nel giugno 1851 il Comune di S. Antioco insiste e tenta la via giudiziaria. Il 29 marzo 1852 il Tribunale provinciale di Cagliari, accogliendo le sue istanze, condanna il Capitolo alla restituzione delle Reliquie e degli arredi sacri relativi. Il Capitolo appella. Inoltre nel febbraio 1853 in favore del Capitolo e contro il Comune Sulcitano si schiera, come parte in causa, il Comune di Iglesias facendosi anch’esso forte del fatto che il Desquivel gli aveva affidato una delle chiavi del Reliquiario, e ciò in compenso delle spese sostenute per i lavori di scavo e per la causa contro Sassari. In più vantava in suo favore la prescrizione di possesso ultra centenario. La causa si concluderà il 9 ottobre 1855 con la sentenza pronunciata a Cagliari in favore del Comune di S. Antioco. Le reliquie rientrarono in possesso degli Antiochensi con un magistrale colpo di mano nel 1853. L’Epigrafe in atti, nonostante i trascorsi 400 anni, si trova ancora orfana e decontestualizzata presso il Capitolo di Iglesias, in attesa, a Dio piacendo di una futura ricollocazione nel suo luogo di origine. L’attuale Amministrazione Comunale di Sant’Antioco, gli studiosi, gli accademici e lo scrivente stanno lavorando perché ciò si realizzi.