Dalle origini del cristianesimo ai primi martiri

La religione Cristiana com’è noto prende il nome da Cristo appellativo di Gesù di Nazareth, nato tra il 7 e il 4 a.C. in Palestina (anche se per tradizione viene indicata come data di nascita l’anno zero). Gesù nacque a Betlemme da Maria, sposa di Giuseppe, concepito per opera dello Spirito Santo: non è dunque un semplice uomo, ma uomo e Dio allo stesso tempo. Con Gesù, dunque, Dio sceglie di farsi uomo tra gli uomini. Il cristianesimo si presenta quindi da subito come religione universale, nata tra gli umili per portare il lieto annuncio a tutta l’umanità siano essi peccatori o giusti, schiavi o persecutori, donne o bambini. Inizialmente, la nuova religione trovò i suoi adepti tra la popolazione ebraica grazie all’azione di proselitismo degli Apostoli. Un notevole salto di qualità per il cristianesimo delle origini si ebbe con la conversione di San Paolo (Paolo di Tarso), erudito di origini ebraiche e cittadino romano, che contribuì con i suoi viaggi ad estendere l’insegnamento del cristianesimo nel bacino del Mediterraneo e specialmente a Roma, dove morì nel 67, dopo esservi stato più volte incarcerato. San Paolo fu il primo intellettuale convertito al cristianesimo. Nel primo secolo il cristianesimo si diffuse in tutta l’Asia Minore e nell’Africa settentrionale per poi arrivare in Europa e a Roma; l’Apostolo Pietro e Paolo di Tarso furono sicuramente i primi martiri: San Pietro conobbe personalmente il Cristo mentre San Paolo non lo conobbe direttamente e pur non facendo parte dei 12 viene indicato come tale. La loro opera li vide protagonisti nella Galazia, nella Capodacia, in Antiochia di Siria, in Bitinia e a Corinto. Probabilmente gli echi di questi evangelisti e dei loro seguaci che continuarono l’opera nell’Africa del nord arrivarono in quella regione indicata come Mauretania che vede protagonista il nostro Antioco. Conoscere esattamente il numero esatto dei martiri è quasi impossibile, furono probabilmente migliaia. Secondo Tacito furono ingens multitudo. Il martirologio Gerominiano ne elenca 979. In seguito San Cipriano parlerà di martirium innumerabilis populus. In questa sede non si vuole certo fare una cronologia di tutti i Santi Martiri ma per meglio comprendere il Santo sulcitano, dobbiamo capire dove esattamente si può collocare la sua educazione cristiana, ed in particolare quale fu il contesto storico sociale dove si formò. La prima presa di posizione dello Stato Romano contro i Cristiani risale all’imperatore Claudio (41-54 d.C.). Gli storici Svetonio e Dione Cassio riferiscono che Claudio fece espellere i giudei perché erano continuamente in lite fra loro per causa di un certo Chrestos. Lo storico Gaio Svetonio Tranquillo (70-140 ca.), funzionario imperiale di alto rango sotto Traiano e Adriano, intellettuale e consigliere dell’imperatore, giustificherà questo e i successivi interventi dello Stato contro i Cristiani definendoli “superstizione nuova e malefica”. NeroneL’Imperatore Nerone accusò i cristiani di aver appiccato l’incendio che distrusse la città nel 64; in questo scenario ebbe inizio la prima grande persecuzione che durò quattro anni, dal luglio del 64 al giugno del 68. Molto scarse sono le notizie della persecuzione che colpì i Cristiani nell’anno 89, sotto l’imperatore Domiziano. Di particolare importanza è la notizia riportata dallo storico greco Dione Cassio, che a Roma fu pretore e console. Nel libro 67 della sua Storia Romana afferma che sotto Domiziano furono accusati e condannati “per ateismo” (ateòtes) il console Flavio Clemente e sua moglie Domitilla, e con loro molti altri che “avevano adottato gli usi giudaici”. L’accusa di ateismo, in questo secolo, è rivolta a chi non considera divinità suprema la maestà imperiale. Domiziano, durissimo restauratore dell’autorità centrale, pretende il culto massimo alla sua persona, centro e garanzia della “civiltà umana”. Nel 111 Plinio il giovane, governatore della Bitinia sul Mar Nero, riferisce all’imperatore Traiano che il rifiuto da parte dei cristiani di offrire incenso e vino davanti alle statue dell’Imperatore gli sembra un atto di derisione sacrilega. L’Imperatore risponde: “I Cristiani non si devono perseguire d’ufficio. Se invece vengono denunciati e riconosciuti colpevoli bisogna condannarli”. Sotto l’imperatore Marco Aurelio (161-180) l’impero fu martoriato da carestie, pestilenze e da invasioni barbare; di tutto questo furono accusati i cristiani. Sotto Settimo Severo (193-211) ci furono altre persecuzioni ed altre e più terribili avvennero tra il 235-238 sotto Massimino; tra il 249-251 sotto Decio; nel 251-253 sotto Treboniano Gallo; tra il 253-260 sotto Valeriano; infine con gli editti del 303 e 304 sotto Diocleziano e Galerio. La fine definitiva delle persecuzioni arrivò dopo tre secoli dalla nascita di Cristo, precisamente nel 313, con l’editto di Milano, emesso da Costantino e Licinio. L’editto accordava ai cristiani la libertà di culto e la restituzione dei beni confiscati. Lo stesso Costantino fu il primo Imperatore convertito alla cristianità, tanto da presiedere il primo concilio ecumenico nel 325 a Nicea per contrastare l’eresia degli Ariani.

di Roberto Lai