«Così rinascerà la Rockwool»
Mattoni in terra cruda al posto della lana di roccia: il settore è lo stesso, la fabbrica pure, ma a guidarla non sarà più la Rockwool ma la San Lorenzo, una cooperativa sociale che assumerà trenta lavoratori. Mattoni in terra cruda e altri materiali da impiegare per costruire edifici a basso consumo energetico. Si chiama bioedilizia e potrebbe essere la nuova vita di quella che è stata fino all'anno scorso la fabbrica della lana di roccia, della danese Rockwool, un'ottantina di dipendenti nello stabilimenti di Sa Stoia, periferia di Iglesias.
Iglesias. Regione e ministero hanno dato il via libera alla San Lorenzo. Parla il presidente Madeddu. Una coop rileverà la fabbrica di lana di roccia.
A cimentarsi nell'impresa di fare rinascere la fabbrica morta e sepolta sarà la Cooperativa sociale San Lorenzo, nata da una costola della Casa Emmaus che oggi conta 200 dipendenti e opera in molteplici settori, dall'edilizia alla falegnameria, dal giardinaggio alla produzione di infissi operando anche nell'inserimento di persone che scontano pene in esecuzione esterna.
Il progetto della San Lorenzo è, appunto, quello di rilevare la fabbrica, installare nuove apparecchiature e incominciare a produrre materiali per la bioedilizia assumendo anche una parte dei dipendenti ex Rockwool.
LA CHIUSURA «Quando Rockwool ha deciso di chiudere per delocalizzare ci siamo posti il problema di come andare avanti - spiega il presidente Giuseppe Madeddu - perché la San Lorenzo, con la fabbrica di lana di roccia è cresciuta occupandosi di tutto ciò che riguardava la movimentazione delle merci». Quell'attività assicurava occupazione a 22 operai impegnati a ciclo continuo, ossia 24 ore su 24 tutti giorni dell'anno. La cooperativa faceva parte dell'indotto, le attività collegate in qualche modo all'attività dell'azienda madre. Chiusa la Rockwool veniva meno il lavoro.
«Abbiamo allora avanzato una prima proposta: riconvertire la fabbrica - spiega il presidente Madeddu - allora era un progetto di massima che dovrà solo adesso, essere accompagnato da un piano industriale».
IL VIA LIBERA Per un anno il progetto dell'impianto per la produzione di materiale per bioedilizia proposto dalla cooperativa San Lorenzo è rimasto parcheggiato. Il benestare dall'assessorato regionale all'Industria e dal ministero dello Sviluppo economico è arrivato, infatti, solo mercoledì, nel corso di un vertice a Roma. «Ci stiamo attivando per presentare il piano industriale, solo allora sarà possibile parlare di investimenti e altro, tenendo presente che noi siamo una realtà importante ma non abbiamo la forza economica che può avere Rockwool che sta dimostrando grande senso di responsabilità». La strada però è tracciata. «I nostri punti di forza sono tre - spiega Madeddu - si tratta della ricerca, della formazione continua e, naturalmente della produzione». Iniziative che l'azienda di Iglesias intende portare avanti con la collaborazione dell'università di Cagliari «dando la possibilità di far funzionare di nuovo anche la facoltà di scienze dei materiali di Monteponi», aggiunge il presidente.
L'ORGANICO Ad affiancare la San lorenzo ci sarà un imprenditore veneto impegnato da anni nella produzione di manufatti per la bioedilizia. «Le norme europee ormai spingono verso la produzione di materiali che consentano un massimo risparmio energetico - aggiunge ancora Giuseppe Madeddu - è chiaro che davanti a questo scenario che, prima o poi, vedrà l'inserimento di prodotti con queste caratteristiche anche nei capitolati d'appalto, spingersi verso una produzione di questo tipo diventa importante». Quanto al personale, all'interno della nuova fabbrica dovrebbero trovare occupazione una trentina di persone.
DAVIDE MADEDDU
Fonte: Unione Sarda


