Sant'Antioco Un decalogo per salvare le spiagge
«Studiare l'ambiente degli arenili per la cura delle coste. Ma occorre adottare delle regole che però non possono essere imposte ma devono essere condivise: serve un lungo lavoro perché le buone pratiche si affermino presso gli amministratori, i cittadini e le imprese che sui litorali operano».
Lo ha detto Federica Muggiani, esperta in aree marine protette, al convegno che si è svolto nell'aula consiliare, è stata organizzata dalla Lega Navale Italiana del Sulcis. I lavori erano coordinati da Giorgio Culazzu, tecnico dell'Arpas e referente ambientale della Lega navale. Simone Simeone, ricercatore, ha illustrato le peculiarità della posidonia oceanica e la necessità di evitare la rimozione con mezzi meccanici delle foglie che coprono gli arenili al termine delle mareggiate invernali: «I residui di posidonia sono un elemento fondamentale per la vita stessa degli arenili. A mare le praterie di posidonia sono un utile frangiflutti naturale e riescono a trattenere la sabbia. Dunque per la pulizia, interventi manuali e possibilmente re-immettere le foglie morte sugli stessi arenili».
«Le spiagge sono un ecosistema complesso - ha ricordato Gianni De Falco, del Cnr, che collabora al progetto Gerer insieme a Università di Cagliari, comune di Palau e riserva naturale delle Bocche di Bonifacio - Un ecosistema comincia in mare a diversi metri dalla battigia e termina molto in profondità in terra. I sistemi dunali dovrebbero essere lasciati liberi e l'invadenza dell'uomo ridotta al minimo, per consentire alle spiagge di rimanere un sistema vivo. Che possa attrarre i turisti e rimanere un luogo naturale. Abbiamo elaborato con Sandro De Muro il decalogo dei litorali». Elisa Mura, della Conservatoria delle Coste, ha ricordato le iniziative per la tutela dei litorali in collaborazione con i Comuni». (cf)
La Nuova Sardegna


