Sant'Antioco Via il ponte, c'è da rilanciare il porto
Allo studio un nuovo piano per potenziare l'approdo turistico. Tunnel o arcata apribile per valorizzare la struttura riservata ai diportisti. Un Piano regolatore inadeguato, un ponte che impedisce l'ingresso in porto alle barche a vela: per rilanciare la nautica c'è un progetto.
L 'hanno definito un sogno, una sfida. Archiviato fra le macerie della Sardamag il passato industriale, Sant'Antioco si inventa un futuro turistico. Niente di nuovo. Che il golfo di Palmas fosse un approdo eccellente lo sapevano anche i Fenici, quando fondarono Sulki. Oggi, si riparte quasi da zero, da un porto commerciale in disarmo, coi fondali ridotti a cinque metri, banchine e piazzali indecorosi. Manca persino un impianto antincendio. Lontani i tempi in cui si caricavano 2 milioni di tonnellate di carbone, oggi ci si deve accontentare di un po' di sale, pece per l'Alcoa e soprattutto mezzi da sbarco e tanto esplosivo per i giochi di guerra a Capo Teulada.
IL PIANO Contro questa deriva, ha deciso di reagire l'Associazione degli imprenditori sulcitani, che l'altro ieri ha organizzato un convegno su "Un grande porto turistico per la provincia". Sott'inteso: una variante al Piano regolatore. Perché da lì bisogna ricominciare. Al capezzale di una città strangolata da un Piano del 1965 e da un più recente Puc suicida, che non consente di ampliare un capannone neppure nell'area industriale, gli imprenditori hanno chiamato storici, progettisti e direttori di approdi turistici, esperti di marketing e urbanisti. L'input è arrivato dagli imprenditori, perché sono le prime vittime del ristagno. Oggi hanno conquistato una posizione di prestigio nella cantieristica, ma sono convinti di non avere un futuro senza un approdo turistico degno di questo nome.
I PORTI Quello attuale, delizioso per fattura e posizione al centro del paese, fu inaugurato nel 1995 da Cino Ricci, con molte speranze. Ma ha sempre avuto vita grama, difficilmente accessibile a sud, causa ponte sull'istmo, a nord per un canale nella laguna che non ci si è preoccupati non solo di dragare, ma neppure di segnalare con boe per evitare alle barche di incagliarsi. (Piccolo promemoria per il sindaco: bene i grandi progetti, ma perché non iniziare dalle piccole cose?).
Non a caso, proprio il sindaco Marco Corongiu, il docente universitario di Trasporti marittimi Paolo Ritossa e i progettisti della variante hanno sottolineato la priorità di ricollegare la città al porto commerciale, ripristinando il canale navigabile e trovando un'alternativa al ponte (tunnel o struttura mobile). Solo così potrà nascere un grande approdo turistico che si sviluppi lungo tutto il fronte mare. Inserito nel comprensorio del sud-ovest, «perché, abbandonando la logica di campanile, stiamo collaborando con i comuni di Calasetta, Carloforte e San Giovanni Suergiu». Annuncio storico, si ragiona in grande.
IL PROGETTO I progettisti del nuovo Piano, gli architetti Mario Erriu e Pietro Cavaccini, hanno delineato le scelte strategiche di una "struttura multifunzionale" che dovrà soddisfare le esigenze commerciali e turistiche, ma poi dovranno essere gli imprenditori a operare gli investimenti. Il professor Ritossa è andato più sul concreto, ipotizzando quello che ha definito un sistema portuale, nel quale dovranno trovare posto i pescatori, il traffico commerciale, quello turistico, i cantieri. Prevista una zona di attracco per piccole navi da crociera e, nell'area ex Sardamag, un borgo marinaro e un campo da golf a 9 buche. Nel lungomare ridisegnato troveranno posto attività diportistiche, di piccola pesca e artigianato. Ci saranno pure piccole strutture in legno per rivitalizzare la laguna. Il porto come una piazza sul mare, lo ha definito l'esperta di marketing Daniela Pettinao. Per Paolo Ritossa, un sogno.
LUCIO SALIS
Unione Sarda


