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Sant'Antioco «Risotterriamo l antica Sulky»

PDF  Stampa  E-mail  Venerdì 15 Gennaio 2010 10:29

L'allarme per la necropoli punica di Sant'Antioco, al momento una cinquantina di tombe scavate dal quinto secolo A.C. in poi in una collina tufacea, si fa sempre più forte e lo conferma il responsabile della Soprintendenza per la zona, Franco Mereu. «L'azione degli agenti atmosferici - sottolinea Mereu - rischia di compromettere a lungo andare l'esistenza stessa degli ipogei.

Avevamo lanciato l'allarme negli anni precedenti e proprio per questo il Ministero aveva designato questo sito tra quelli da proteggere con l'intervento di Maratonarte. Avevo collaborato con l'allora responsabile Paolo Bernardini alla progettazione di massima dell'intervento di consolidamento ma poi i fondi non erano arrivati. Già da diversi anni la visita agli ipogei è vietata per evitare di aggravare le condizioni e stiamo pensando seriamente alla possibilità di reinterrare le tombe per evitare ulteriori problemi. È un peccato ma se non si interviene in tempi rapidissimi il rischio è il degrado totale e la conseguente perdita di un patrimonio culturale di notevole importanza per il mondo intero».

Proprio ieri il sindaco Mario Corongiu era intervenuto per reclamare a gran voce che il Ministro Bondi allargasse i cordoni della borsa e finanziasse le opere di consolidamento, conservazione, condizionamento e predisposizione dei percorsi di visita come previsto dalla manifestazione Maratonarte. Quelli che chiede il sindaco non sono fondi supplementari ma il risultato della raccolta pubblica di fondi. L'allora ministro Rutelli aveva garantito che in ogni caso i 420 mila euro previsti per il consolidamento e la fruizione degli ipogei dell'antica Sulky sarebbero stati garantiti.

Non è così ma i rischi per un patrimonio unico al mondo rimangono. le tombe sono costituite da una o più camere scavate nel fianco della collina. Alle camere si accede mediante una scala scavata a sua volta nel tufo. La collina era stata man mano coperta da uno strato di terra. I lavori di ricerca archeologica hanno comportato il prelievo di parte della copertura costituita da terreno di riporto e ora la gran parte degli ipogei sono sotto l'azione degli agenti atmosferici. All'interno dell'area degli ipogei che si trova al nord dell'abitato, nei pressi del castello Su Forti, sono state aperte negli ultimi anni tombe con reperti importantissimi, una con i resti di un sarcofago con bassorilievo dipinto, un volto di sfinge o di dea, e l'altra con il famoso bassorilievo di uomo con gonnellino, forse il dio Baal.

Due ritrovamenti di grande valore ma che sono noti al pubblico solo attraverso le fotografie, la stessa apertura degli ipogei infatti ha causato una modificazione delle caratteristiche ambientali che devono essere conservate il più possibile simili a quelle che per tanti anni le hanno tramandate fino a noi. Così un patrimonio di inestimabile valore culturale non si può visitare e rischia di essere perduto per sempre. - Carlo Floris

la Nuova Sardegna