Il sogno di un economia turistica
Potrebbe arrivare dal mare, dalle montagne e dalla storia delle nostre città la spinta per garantire un'economia moderna e diversificata ma il sistema turistico attuale non è in grado di dare risposte alternative al comparto industriale, sempre più in crisi, o meglio, sottoposto a vergognose speculazioni delle multinazionali.
Molti sindaci, non da oggi, hanno avvertito la necessità di veder ampliate le offerte di lavoro anche se spesso l'entusiasmo di qualcuno illuminato è stato mortificato dalle istituzioni.
«Indubbiamente - ammette Mario Corongiu sindaco di Sant'Antioco - spesso il Governo nazionale o la Regione ti assegnano risorse finanziarie per adeguare le infrastrutture ma poi non ti danno la possibilità di spenderli perché contestualmente ti pongono vincoli e divieti che fanno perdere valore alle risorse finanziarie». Sant'Antioco è uno dei centri punta di diamante del turismo del Sulcis ma la qualità dei servizi erogati e decisamente modesta. «C'è la malattia della politica che mortifica qualsiasi sforzo - aggiunge il primo cittadino della città lagunare -.
Ogni giunta regionale strappa i programmi proposti dalla classe politica precedente. In questo modo si sprecano risorse finanziarie e non si approda a nulla. Da anni attendiamo un porto turistico degno di questo nome, un canale navigabile, la bonifica dell'area della Sardamag e di Palmas Cave, la centrale di Santa Caterina andrebbe adeguatamente valorizzata e soprattutto una valorizzazione piena della laguna. Bene abbiamo ottenuto fondi per il dragaggio dei fondale del porto ma queste somme valgono il 10 per cento della spesa complessiva». Insomma nel Sulcis Iglesiente si è sempre navigato a vista e si continua a non programmare su vasta scala e a lungo e medio termine. «Qualche colpa l'abbiamo noi stessi - ammette il sindaco di Gonnesa, Pietro Cocco - perché dopo quasi 17 anni dalla decretazione dell'area ad alto rischio di crisi ambientale non sono ancora partiti i lavori di bonifica della palude Sa Masa».
Fino ad oggi nelle casse comunali stazionano quasi 10 milioni di euro, parte spesa in consulenze, ma si è ancora alla fase di caratterizzazione dei fondali della zona umida. «Di questo passo - insiste Cocco - le prospettive per questo territorio non possono essere che preoccupanti. La macchina burocratica è troppo lenta e spesso è paralizzata e paralizzante». Sono pochi i comuni rivieraschi che possono mostrare con orgoglio la disponibilità di un piano urbanistico comunale approvato e spendibile. Gonnesa, già nel 2003, era riuscito ad approvare il Puc, proponendo una valorizzazione razionale e rispettosa dell'ambiente lungo la costa ma l'elaborato urbanistico, dopo l'approvazione della stessa Regione, è stato cassato dal presidente delle giunta regionale di allora con il decreto salvacoste. Con l'elezione di Cocco si è tentato l'avvio di uno studio, in grande, con il coinvolgimento dei comuni di Fluminimaggiore e Buggerru ma ora si sta ripensando, in ordine sparso, studi separati. Ci vorrà qualche anno per sentire il primo vagito del nuovo Puc di Gonnesa. «I comuni soffrono tutti degli stessi mali - ammette Pierluigi Carta, sindaco di Iglesias.-
La città puntava con il master plan di Monteponi di raggiungere alcuni traguardi ma la Regione non sembra intenzionata ad investire nel recupero di quel progetto. Con le nostre risorse abbiamo però programmato ad ampio raggio ed infatti la nostra programmazione è chiamata Iglesias 2016. Oltre al master plan. puntiamo alla valorizzazione della zona di Campo Pisano come area artigianale e dar corpo al centro intermodale. Stiamo anche puntando sull'industria della cultura e da questo settore arrivano le prime incoraggianti soddisfazioni. Certo ci attendiamo un maggiori impegno da parte della Regione sulle bonifiche. Ognuno deve fare la propria parte e se questa filosofia fosse stata il cardine delle azioni politiche oggi potremmo rinunciare alla presenza delle multinazionali».(e.a.)


