Per Sant'Antioco una sagra di rango regionale
L’amministrazione guidata da Mario Corongiu prosegue nella sua battaglia per il riconoscimento della Sagra di Sant’Antioco fra gli eventi culturali e religiosi di grande rilevanza regionale. «Crediamo che la nostra sagra - afferma il sindaco - sia la più antica della Sardegna.
E questo sulla base di documentazione inoppugnabile che proviene dall’Archivio di Stato e quello dell’Ordine Mauriziano di Torino, ma anche dall’archivio di Stato di Madrid. Ora arriviamo, grazie a queste carte a datare la prossima edizione della sagra al numero 545 e malgrado questo fatto incontrovertibile, sono anni che proviamo ad ottenere un riconoscimento concreto per questa manifestazione ma non si riesce ad averlo». L’amministrazione ricorda che sono oltre una trentina i Comuni in Sardegna dove esiste una chiesa dedicata al Santo medico e martire, vi era una cappella a lui dedicata perfino nella chiesa di Bonaria, ed il suo culto si estende dalle due diocesi di Ozieri, con la famosa chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio a lui dedicata, ed Iglesias nella cui cattedrale sono ancora conservati preziosi reperti, tra i quali la lapide che si trovava presso la sua tomba, a diverse chiese ad esempio a Gavoi, a Villasor, e perfino in Corsica, ad Aullene. Da tutta la Sardegna giungevano in processione i fedeli per sciogliere il loro voto al santo ed erano numerosissime le traccas e le schiere di cavalieri che dalla cattedrale di Iglesias accompagnavano il simulacro del santo, attraverso la strada che passava per Barbusi, fino all’isola. Corongiu e l’assessore alla Cultura, Daniela Ibba, si stanno adoperando perché la Regione si renda conto che occorre ridare lustro a una sagra di così antiche radici e che riguarda un culto che ha grande tradizione nell’isola. Nel suo panegirico il santo viene ricordato come patrono di tutta la Sardegna, compito che condivide con la madonna di Bonaria e con qualche altro santo. «Non voglio pensare - ha dichiarato Corongiu - che la qualificazione di sagra minore sia dovuta solo al fatto che siamo alla periferia della Sardegna e che non siamo una grande città. Credo che non ci possano essere dubbi su questa sagra e credo anche che gli sforzi che la nostra comunità sta facendo per renderle lo splendore che merita, debbano essere riconosciuti anche dall’amministrazione regionale» L’ amministrazione organizza convegni e conferenze con studiosi di tutta la Sardegna ed è interessata a promuovere la conoscenza del santo.
Carlo Floris - La Nuova Sardegna


