Torna a Sant'Antioco l'Arciere nuragico
È tornato finalmente a casa l’arciere di bronzo del periodo nuragico che, fino ad aprile 2009 ha fatto parte della collezione del Cleveland Museum of Modern Arts, ora lo si può ammirare, fino a domani gratuitamente, nel museo archeologico “F. Barreca”.
A parlare del ritorno del prezioso reperto l’amministrazione comunale ha chiamato, nella sala del museo, innanzitutto gli autori del recupero, i carabinieri del nucleo Tpc di Roma, rappresentati dal colonnello Raffaele Mancino, per l’Avvocatura dello Stato, che ha provveduto agli accordi legali con il museo americano, Maurizio Fiorilli, e poi l’Assessore regionale ai Beni Culturali, Maria Lucia Baire, Il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici Elio Garzillo, Marco Minoia, soprintendente per i beni Archeologici delle provincie di Cagliari e Oristano, il padrone di casa, il direttore del Museo Piero Bartoloni. A tutti il sindaco, Mario Corongiu a nome della città, insieme all’assessore alla cultura Daniela Ibba, ha rivolto un caloroso benvenuto ed un ringraziamento per il fatto che hanno reso possibile il recupero di un preziosissimo reperto. In precedenza si era svolta la cerimonia di dedicazione della via S. Moscati alla presenza della figlia dell’eminente studioso che è stato il maestro di tanti archeologi italiani. Tornando al bronzetto, forse rimane il rimpianto per non aver potuto conoscere il sito esatto in cui la statua era stata rinvenuta. Il patrimonio di civiltà nuragica presente nell’isola è stato ancora poco investigato e qualche elemento prezioso per gli studiosi e gli archeologi può essere andato perduto per sempre. Ed ecco i dati del manufatto così come li descrive l’archeologa Fulvia Lo Schiavo. Si tratta di una statuetta che raffigura un arciere con l’arco in spalla tenuto dalla mano sinistra, sul capo un elmo con due corna ricurve lunghissime, sulla nuca si notano le trecce che erano probabilmente fissate sotto l’elmo. Davanti oltre alla veste di cuoio e al doppio gonnellino ha anche un piastra e dietro la faretra. Secondo la studiosa l’epoca della sua fabbricazione sarebbe intorno all’undicesimo secolo avanti cristo, nella fase finale dell’età del bronzo. «Credo, e l’ho detto altre volte - ha detto Corongiu - che aver recuperato un’opera così importante sia di grande rilevanza per tutto il patrimonio culturale della nostra città. La cultura può rappresentare uno strumento importante per lo sviluppo della nostra comunità e su questo tema la nostra amministrazione intende caratterizzarsi in particolar modo».
Carlo Floris
La Nuova Sardegna


