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Una richiesta all'Ue per la tipicità del Carignano coltivato a piede franco

PDF  Stampa  E-mail  Mercoledì 23 Settembre 2009 09:27

Partirà dall'isola Sant'Antioco la richiesta all'Unione Europea di riconoscere la tipicità delle viti coltivate con il sistema a piede franco. A fare questo passo sarà chiamato il neo presidente dell'Ancim, il sindaco di Sant'Antioco Mario Corongiu.

Così è stato stabilito dai sindaci delle Isole Minori al termine del convegno “La vite, tra tradizioni locali e percorsi comuni nelle isole del Mediterraneo” che ha aperto l'assemblea Ancim. L'argomento del convegno sono stati appunto i vitigni a piede franco, veri e propri monumenti della natura, protagonisti a volte di agricoltura estrema basti pensare alle terre dove radicano: sabbie del Sulcis, terre vulcaniche di Pantelleria, terrazze dell'isola d'Elba, ma anche nel freddo della Val d'Aosta. Posti dove la viticoltura, è stato sottolineato, è diventata arte e cultura. Diversi i relatori a cui si sono aggiunti alcuni sindaci che hanno perso la parola, man mano che arrivavano in città le delegazioni delle isole minori, illustrando le realtà vitivinicole dei loro territori da sempre al centro della vita sociale ed economica degli abitanti. Piero Bartoloni, ordinario di archeologia fenicio punica all'Università di Sassari e direttore del museo archeologico cittadino, ha raccontato il “Consumo del vino nell'antichità”. Rita Mulas, direttore del Montecarlo Wine Festival, ha parlato di “Certificazione del piede franco, vino e viticoltura nelle isole minori”. Paolo Balia, presidente del consorzio di tutela del Carignano del Sulcis ha parlato della storia della “Viticoltura a Sant'Antioco”. Dino Dini, enologo delle cantine Sardus Pater, ha spiegato l'influenza del terreno sabbioso sulle caratteristiche organolettiche del Carignano del Sulcis. Infine Daniele Marchi, enologo della Cantina Sociale di Calasetta il cui “Piede Franco 2007” è stato selezionato come “vino d'eccellenza” per la guida 2010 dell'Espresso, si è soffermato proprio sui vitigni a piede franco e la necessità che gli enti pubblici intervengano per salvare queste vigne.
TITO SIDDI

Unione Sarda