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L'Arciere a settembre ritorna a Sant'Antioco

PDF  Stampa  E-mail  Venerdì 03 Luglio 2009 10:59

L'arciere del Sulcis, il bronzetto nuragico acquistato da un trafficante d'arte e venduto al museo di Cleveland negli Stati Uniti, tornerà a settembre in Sardegna. Lo aspetta una vetrina speciale già allestita nel museo di Sant'Antioco dove sono custoditi anche i Leoni di Sulky. Nell'attesa, l'Arciere dormirà in un caveau dei carabinieri del Noe che, ieri a Roma, l'hanno mostrato insieme ad altri reperti recuperati al termine di una lunga e delicata indagine. Presente alla cerimonia di ieri il ministro Bondi e il sottosegretario Letta.

Torna l'Arciere rapito dal Nibbio
Venduto in Usa da un trafficante, il bronzetto rientra a S. Antioco  
L'Arciere, il bronzetto nuragico rubato da un trafficante detto il Nibbio, tornerà a Sant'Antioco a settembre.

ROMA Dopo quarant'anni negli Stati Uniti l'“Arciere sulcitano” è tornato in Italia. Ma il pregevole bronzetto di quasi tremila anni fa dovrà riposare ancora qualche settimana nel caveau del Nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale prima di tornare a casa, in quella Sant'Antioco dove venne scavato clandestinamente, alla fine degli Anni Sessanta.
Il sindaco Mario Corongiu e il professor Piero Bartoloni, che lo ospiteranno nel ruolo di protagonista nel museo dove già si trovano i famosi Leoni di Sulky, sperano che il trasferimento in Sardegna sia imminente. «Ma la presentazione al pubblico - prevedono - avverrà il 26 o 27 settembre, nel quadro della Giornata europea del Patrimonio archeologico».
A fine settembre, dunque, l'Arciere troverà la vetrina speciale già allestita per lui nel museo che gli affiderà il ruolo di simbolo e di propagandista della sua fama nel mondo dell'archeologia. E intanto ieri a Roma si è goduto gli apprezzamenti di ministri (Sandro Bondi), sottosegretari (Gianni Letta), dirigenti dell'amministrazione dello Stato (come Fulvia Lo Schiavo, sovrintendente regionale ai Beni archeologici della Sardegna), studiosi e giornalisti di mezza Italia, approdati nella straordinaria Sala Vanvitelli, per secoli sede del refettorio dell'ex Convento di sant'Agostino.
Oggi nella sala settecentesca e nel convento ha sede l'Avvocatura dello Stato. E proprio il suo massimo rappresentante, Oscar Fiumara, ha voluto presentare l'Arciere nuragico, e con lui altri tredici reperti archeologici restituiti all'Italia dal Museo di Cleveland (Ohio) grazie a un'operazione voluta e realizzata da carabinieri, avvocatura, ministero dei Beni culturali, magistratura, e resa possibile, ovviamente, dalla disponibilità del museo statunitense.
«Sono davvero impressionata favorevolmente da questo incredibile esempio di trionfo della legalità», confessa Lucia Baire, assessore regionale alla Cultura. «Se oggi l'Arciere è qui, insieme ai crateri della magna Grecia, ai braccialetti etruschi, alla croce processionaria di Trequanda, in stile gotico del Senese - insiste l'assessore - il merito sta nell'impegno compessivo delle istituzioni». Lo sottolinea anche il ministro Bondi, così come il sindaco di Sant'Antioco, che conferma l'intenzione di prestare al Cleveland museum of Art alcuni reperti del museo del Sulcis. Non potrano certo colmare l'assenza dell'Arciere, diventato per anni il logo del museo dell'Ohio, ma saranno il simbolo della volontà di collaborazione fra le due sponde dell'Atlantico.
Questo arciere in perenne movimento è un po' la conferma di quanto sostiene Stefano De Caro, direttore generale per i Beni archeologici del ministero per i Beni culturali. «Sfatando errate convinzioni del passato, la Sardegna tremila anni fa non era una periferia, ma un vero e proprio crocevia di scambi culturali e commerciali. Passavano per le sue rotte le navi che trasportavano il rame da Cipro e dall'Egeo. E passavano per i suoi mari anche gli influssi culturali e artistici dell'intero Mediterraneo, che si rivelano anche in questo arciere, nella sua armatura, nel suo elmo dotato di corna».
L'Isola, con i suoi oltre 700 bronzetti, ha rappresentato a lungo, e rappresenta ancora, uno dei luoghi privilegiati da tombaroli e trafficanti di reperti archeologici. Resta dunque uno dei luoghi di maggior impegno degli uomini del generale Giovanni Nistri, colmandante del Nucleo di tutela del patrimonio culturale. Curiosamente, è stato proprio un carabiniere sardo, il luogotenente Roberto Lai, il primo a intravedere le tracce dell'Arciere sulcitano. E, curiosamente, Roberto Lai è nato 48 anni fa proprio a Sant'Antioco.
I loro destini si sono incrociati quando Lai scoprì una decina di anni fa in alcune foto sbiadite scattate da una polaroid l'immagine dell'arciere. Quelle foto furono trovate a Basilea, nell'abitazione di un trafficante. Ma il bronzetto non era più lì. Era finito a Cleveland, diventandovi il maggior elemento di attrazione culturale. Approdare negli Usa non fu tuttavia scontato. Il luogotenente Lai arrivò a comprendere le triangolazioni fra Italia, Svizzera e Usa grazie anche all'analisi dell'agenda sequestrata a un famoso trafficante di origine sarda, oggi scomparso, P.M., chiamato Il Nibbio, traite d'union fra i tombaroli sardi e i pezzi da novanta del traffico. Il Nibbio morì in un incidente stradale sulla Carlo Felice con in tasca (negli Anni Ottanta) cento milioni di lire. I bronzetti, insomma rendevano.
Fra gli oggetti trafugati c'era anche l'Arciere, che a settembre tornerà nella città dove venne costruito da mani davvero raffinate, e senza risparmio, se si pensa che con i suoi 22 centimetri è alto quasi il doppio dei classici bronzetti sardi.

Fonte: L'unione Sarda del 03/07/2009 - GIANCARLO GHIRRA (Clicca per consultare l'Unione Sarda)