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Sant'Antioco, la ricchezza dimenticata

PDF  Stampa  E-mail  Venerdì 19 Giugno 2009 02:00

Si è svolta venerdì scorso nella sala consiliare, la conferenza sul patrimonio archeologico risalente all’epoca pre-fenicia dell’isola di Sant’Antioco. La manifestazione era organizzata dall’associazione culturale “Su Ponti” con il patrocinio dell’amministrazione comunale.

Dopo i saluti del sindaco Mario Corongiu e di Piero Bartoloni, che ha dato la sua disponibilità a collaborare con le iniziative dell’associazione è intervenuto l’archeologo Remo Forresu, della Soprintendenza Archeologica. L’archeologo ha centrato il proprio intervento sulle tracce lasciate dalla presenza umana nel Sulcis a partire dal VI millennio A.C., dai ripari sotto roccia del Neolitico, alle grotte e poi i resti dei villaggi e le Domus de Janas.  «L’isola sulcitana ha ricordato Forresu - era anticamente ricoperta di una lussureggiante vegetazione, con numerose specie di animali selvatici.  La sua zona più fertile era sicuramente la piana di Canai, che beneficiava dell’acqua dei fiumi che allora vi confluivano.

Dai dati emersi, a seguito di casuali ritrovamenti di superficie nella piana di Canai, e dalla presenza delle domus de Janas di Is Pruinis, la frequentazione umana è datata al Neolitico recente (3300-2480 a.C.), con successive tracce del Calcolitico presso il complesso di Gruttiacqua (2480-1855 a.C.)».  Le domus si presentano scavate in una trachite tufacea con una planimetria a schema cruciforme, con anticella e camera sepolcrale a tre banconi rialzati con pilastrini.  Altre Domus de Janas sono presenti a Serra Nuarxis che domina la piana di Canai, e che dovrebbe essere oggetto di studi approfonditi. La parola poi a Giampaolo Bardi, dell’associaizone Su Ponti che ha illustrato con una panoramica fotografica i principali siti nuragici dell’isola. «Oggi si può documentare - ha detto Bardi - la presenza di quaranta nuraghi certi, sono da verificare un’altra decina di siti che, negli anni possono aver avuto denominazione diversa da quella attuale. Particolarmente interessante è la disposizione di carattere anche difensivo di questi monumenti che, con una doppia cortina avvolgono la preziosa piana di Canai.

Della Marmora parlava di cento nuraghi, forse troppi, ma si consideri che molti monumenti sono stati nel passato oggetto di sfruttamento per la costruzione di case. Abbiamo l’idea di documentare con una scheda dettagliata, tutte le strutture megalitiche presenti nella nostra isola.  I nuraghi sulcitani hanno diverse tipologie: dai proto nuraghi, ai nuraghi monotorre, ai nuraghi polilobati con poderosi rifasci e villaggi circostanti; differenti i materiali utilizzati: dal calcare alle trachiti con blocchi più o meno lavorati».  Ed ecco gli obiettivi di “Su Ponti”: tutelare e valorizzare le testimonianze preistoriche della nostra isola; Diffondere la conoscenza delle ricerche, attraverso incontri, dibattiti e mostre e visite culturali.

Carlo Floris - La Nuova Sardegna