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MCWF 2009: Monte-Carlo Wine Festival

PDF  Stampa  E-mail  Martedì 10 Marzo 2009 01:00

Il programma di ricerca del 2009 è stato tracciato selezionando alcune singole aree sulla base della loro identità territoriale, scandita da temi geologici, climatici, biologici, tecnici, storici, culturali in senso lato, e privilengiando quelle realtà particolarmente bisognose di nuova energia e di nuovo impulso per riportare alla luce e al pubblico preziosi tesori enoici che rischiano altrimenti di scomparire. La rete di relazioni umane e professionali che ne è nata confluisce in una banca dati a disposizione del pubblico del MCWF ed è destinata ad essere alla base dei progetti dei prossimi anni.
 
I progetti più rappresentativi saranno presentati al Festival, primo fra questi quello che noi consideriamo il nostro progetto pilota.

Il Progetto Pilota: l'Isola di Sant'Antioco

Referenti sul territorio:
- Paolo Balia, Presidente Consorzio Carignano del Sulcis
- Carlo Floris, giornalista La Nuova Sardegna
- Paolo Lusci, esperto di editoria
- Alessandro Porcu, imprenditore ittico

Situata a sud-ovest della Sardegna, l'Isola di Sant'Antioco é stata scelta come esempio perché nella sua storia e nei suoi 110 kmq sono racchiuse tutte le problematiche riscontrate ovunque la vocazione a produrre vino di territorio si scontra con la modernità. Tutte, tranne una: l'Isola di Sant'Antioco non ha mai conosciuto la fillossera.
 
Sant'Antioco risulta abitata sin dal terzo millennio a.c. da genti prenuragiche, come testimoniato dalle domus de janas (case delle fate), tombe spesso decorate con rilievi e incisioni. Solki, primo nome di Sant'Antioco, viene infatti fondata dai Fenici nel 750 a.c., e diviene presto uno dei centri più fiorenti del Mediterraneo, come testimoniato dalla grandezza del suo Tophet, santuario fenicio-punico secondo solo a quello di Cartagine.

La viticoltura a Sant'Antioco ha origini antichissime, legate ad una civiltà specifica le cui testimonianze possiamo ammirare nel Museo Archeologico di Sant'Antioco, dove dal 2006 si raccolgono solamente oggetti provenienti dall'Isola, che offre una tale ricchezza di ritrovamenti -fra i quali anche anfore e vasi vinari- da fare del Museo uno dei più importanti centri al mondo dell'archeologia preromanica.

Questo fa di Sant'Antioco uno dei rari casi di viticoltura diffusasi nel Mediterraneo occidentale prima della colonizzazione romana, durante la quale il nome di Solki diviene Sulci e si prepara ad indicare una intera regione, quella che oggi è la zona classica del vitigno Carignano, a cui è dedicata la DOC Carignano del Sulcis. Dunque la radice del Carignano del Sulcis è piantata in ogni senso a Sant'Antioco, e non si può comprendere questo vino senza conoscere la storia ed i vini dell'Isola.

La coltivazione del Carignano si é sviluppata a ridosso della laguna di Sant'Antioco dal Settecento fino agli anni Sessanta, arrivando a coprire 2.500 ha di terreno producendo all'apice oltre 20 milioni di litri di vino. A causa di una politica agricola che non ha mai valorizzato il territorio, limitandosi a tutelare gli interessi produttivi già esistenti, oggi la superficie vitata si è ridotta a non più di 200 ettari. La viticoltura è stata relegata ad economia marginale, spesso soffocata da legislazioni di ispirazione industriale, così che l'emigrazione giovanile è cresciuta, mentre la popolazione rurale ancora dedita alla vitivinicoltura invecchia inesorabilmente, e rischia di non avere la possibilità di trasmettere alle nuove generazioni il proprio inestimabile patrimonio di conoscenze e di capacità.
 
Vista la rarissima possibilità di allevare a Piede Franco, dovuta al terreno particolarmente sabbioso e povero di humus, e viste le caratteristiche pedoclimatiche che garantiscono un'alta qualità delle uve, sarebbe opportuno sfruttare a Sant'Antioco il "Protocollo d'intesa per la salvaguardia dei patrimoni viticoli eccezionali delle piccole isole", volto ad ottenere la concessione di speciali deroghe alle normative comunitarie. Lavorando in stretta collaborazione con le persone del luogo, abbiamo creato intorno al Progetto uno spazio di lavoro comune dove ospitiamo ricercatori, enologi, agronomi, archeologi, giornalisti ed altri professionisti provenienti da ogni parte d'Europa. Lo scopo è ottenere risultati concreti nel recupero dei vigneti a Piede Franco, per ridestinare alla viticoltura le aree maggiormente vocate.

Tuttavia il nostro Progetto di valorizzazione a Sant'Antioco non riguarda solo il settore vitivinicolo. Crediamo fermamente che il destino della viticoltura e quello delle popolazioni che vivono sul territorio siano intimamente intrecciati, e siamo convinti che non possa esserci un grande vino da una terra che non ha la consapevolezza umana e sociale di sé stessa, la confidenza e la forza di poter sopravvivere. Per questo offriamo il nostro contributo affinché dall'iniziativa viticola possano germogliare altre opportunità lavorative, favorendo solo progetti di economia ecocompatibile e di turismo sostenibile, sempre legati allo splendido patrimonio archeologico e culturale dell'Isola.

Espositori:
- Cantina Sardus Pater
- Comune di Sant'Antioco
- Comune di Calasetta
- Gruppo archeologico di Sant'Antioco
- Jean-Marc Boillot, Gevrey Chambertin, Francia

 

Fonte: Monte Carlo Wine Festival: Progetti 2009