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Il pescatore contro l'Europa: «Non mangio»

PDF  Stampa  E-mail  Giovedì 02 Febbraio 2012 07:55

Sciopero della fame e della sete, a oltranza se dovesse essere necessario. Luciano Marica, 58 anni pescatore di lungo corso di Sant'Anna Arresi nonché segretario provinciale della Uilla-pesca è passato dalla sala consiliare del Municipio di Sant'Antioco ad un letto del reparto Medicina dell'ospedale Sirai di Carbonia. Al primo giorno di sciopero della fame insieme a partirte Iva, commercianti e artigiani liberi non ha retto: un malore, un capogiro e si è trovato su un'ambulanza del 118 che correva a sirene spiegate verso Carbonia.

Ricovero in ospedale, flebo e cure del caso. «Erano quattro giorni che non mangiavo, mi sono sentito mancare», racconta. Sembrava una cosa passeggera, ma i medici hanno deciso il ricovero. A 24 ore di distanza Luciano Maricca è ancora in ospedale e rischia di rimanerci per un bel po'. Dal suo letto, secondo piano, corsia sei, annuncia che, malore o no, continuerà a non mangiare e a non bere.

NIENTE CIBO «Sciopero della fame e della sete, a oltranza, fino a quando il Consiglio regionale non si impegnerà a portare le istanze dei pescatori a Bruxelles», annuncia. Luciano Marica ce l'ha con l'Unione europea: ha lanciato la sua sfida impossibile contro i nuovi regolamenti che rischiano di mettere in ginocchio i piccoli pescatori come lui. Licenza di pesca a punti (come le patenti), libro di bordo anche per la piccola pesca (immaginate i chiattini), quote tonno e lampadine sui galleggianti delle reti metteranno in difficoltà tanti "operatori del mare" come lui.

LA SFIDA «Ci vogliono togliere il pane di bocca: con quelle norme sarà un'impresa continuare a lavorare». Luciano è avvezzo alle battaglie impossibili, come quando ha sfidato le cannonate delle navi da guerra davanti a Capo Teulada. Ma Bruxelles è lontana. Per questo ha chiesto aiuto al Consiglio regionale e, per farsi sentire nel frastuono della protesta che dilaga da un capo all'altro dell'Isola, ha deciso di non mangiare, anche a costo di finire in ospedale. (s. m.)

Unione Sarda