«Su Semafuru» alla Conservatoria per valorizzare l’edificio
Con una delibera del 23 dicembre scorso la regione ha attribuito alla Conservatoria delle Coste il compito di valorizzare la gestione del Semaforo di Capo Sperone, insieme ad altri edifici simili, attraverso un programma dettagliato che ne assicuri la valorizzazione e la gestione anche attraverso la concessione a privati degli edifici anche per più anni in modo da compensare il costo degli investimenti.
«Su Semafuru» è stato al centro delle cronache nei mesi scorsi perché identificato dalla Guardia di Finanza, che ora pare aver scelto altri siti analoghi ma di proprietà militare, per installarvi un impianto radar di grande potenza per la sorveglianza delle coste. Forse per effetto della grande mobilitazione e per l'esito incerto del giudizio pendente davanti al Tribunale amministrativo regionale la Guardia di Finanza ha mutato decisione sul filo di lana e la Regione, che in un primo tempo aveva dato l'assenso all'utilizzo militare del compendio, ha deciso immediatamente di inserire il bene tra quelli che devono essere valorizzati.
Si evince dalla delibera che la Regione non considera affatto l'idea di intervenire direttamente per il restauro e la valorizzazione degli edifici come questo e, il compendio del Semaforo, comprende oltre all'edificio del semaforo vero e proprio gli edifici che ospitavano i militari addetti al funzionamento, oggi quasi completamente diroccati e vandalizzati, la rete di depositi sotterranei per l'acqua piovana e per la custodia delle munizioni per la batteria e gli edifici e gli alloggi dell'impianto di segnalazione radio alla base della collinetta su cui sorge il Semaforo stesso. Un compendio di qualche ettaro dal quale si gode una vista eccezionale su tutto il Golfo di Palmas e fino a Carloforte oltre che sull'isola di Sant'Antioco.
Ora anche l'amministrazione comunale, visto che dovrà essere sentito il parere dell'assessorato regionale agli enti locali, potrà far sentire la sua voce visto che si era parlato di un progetto di valorizzazione che, proprio per le incerte vicende sulla proprietà dapprima e poi per le mire della Guardia di Finanza era rimasto nei cassetti e ora va rispolverato.
La Nuova Sardegna


