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Dalle isole minori un appello a Monti

PDF  Stampa  E-mail  Lunedì 12 Dicembre 2011 10:28

Il presidente Monti non si dimentichi delle piccole isole. Una serie di osservazioni sono state presentate dall'Ancim, l'associazione dei comuni delle isole minori. Lo ha fatto il presidente Mario Corongiu, che invita a non penalizzare ulteriormente le comunità». Insieme a Corongiu c'erano la funzionaria Giannina Usai ed il sindaco di Capri Ciro Lembo.

«Avevamo fatto giungere al Presidente Monti - prosegue Corongiu - le nostre osservazioni prima della finanziaria in maniera che potesse tenerne conto ed abbiamo realizzato che solo in parte sono state accolte. Chiediamo che cambi il modello di programmazione, sul modello di quello che noi già utilizziamo da anni, e che sia modificato l'iter autorizzatorio, eliminando anche il patto di stabilità».

Per l'associazione dei comuni delle isole minori è necessario seguire un modello di programmazione che prevede l'elencazione dei progetti da presentare con una scala di priorità e l'approvazione del documento unico di programmazione da parte delle Regioni e poi del Ministero. bero essere problemi. «Il guaio è che poi ci scontriamo - continua Corongiu - con i bandi regionali o europei che finanziano delle cose particolari, meglio sarebbe che affidassero i fondi alle comunità che hanno già deciso come spenderli, passando spesso attraverso tutte le verifiche possibili. Così invece siamo costretti a presentare ulteriori progetti per poter ottenere fondi per cose che non ci sono così indispensabili».

L'altro obiettivo il taglio dell'iter autorizzatorio per i lavori, che oggi in Italia prevede talmente tanti passaggi che poi non si riesce a chiudere le opere entro i tempi previsti dal finanziamento. E infine il blocco del patto di stabilità, che impedisce alle amministrazioni di effettuare gli investimenti indispensabili e li costringe ad una paralisi che si rivela mortale. Da ultimo vi è la questione della tassa di sbarco. «Se prelevassimo - conclude Corongiu - un euro ad ogni arrivo, invece di imporre la tassa di soggiorno, riusciremo ad avere maggiori introiti senza gravare su coloro che scelgono l'isola per le loro vacanze. Ci auguriamo di essere ascoltati».

La Nuova Sardegna