La ricerca dell'acqua calda
Incomincia dalle perforazioni: dovranno accertare se nel sottosuolo scorre la vena di acqua termale, la sua portata, le caratteristiche fisico-chimiche. Sarà il primo passo verso la realizzazione del Centro termale a cinque stelle davanti alla spiaggia di Coa Quaddus lungo la costa di Sant'Antioco. Ieri mattina nell'aula consiliare la Reno, la società di Portoscuso che intende realizzare la struttura ricettiva ha presentato pubblicamente lo Studio di impatto ambientale e il progetto relativo alle perforazioni. È una tappa obbligata nella procedura di Valutazione di impatto ambientale per ottenere dalla Regione il permesso per la ricerca di acque minerali.
I SONDAGGI È un preliminare determinante: la realizzazione del Centro termale è, infatti, subordinata alla presenza di acque termali. Dopo che il geologo Alessandro Grosso ha illustrato il progetto sono potuti intervenire cittadini, rappresentati delle forse politiche, amministratori e operatori economici presenti. Ad acquisire agli atti le osservazioni è stata Isabella Manconi funzionario del servizio Savi dell'assessorato regionale all'Ambiente. Insieme alle altre che giungeranno all'Ufficio di tutela ambientale regionale serviranno a istruire la pratica del "Sia" in quanto i lavori sono previsti in zone protette.
A FAVORE E CONTRO Diversi gli interventi, tra favorevoli e contrari. «L'esistenza di acque calde anche a Coaquaddus è nota da tempo - ha detto Franco Matta, imprenditore - se porterà lavoro il progetto ben venga. l'importante è che la popolazione non sia imbrogliata». Lino Longu, rappresentante del Pd, ha chiesto chiarimenti sul progetto mentre Carlo Lai, Genti Noa, ha difeso a spada tratta la necessità di salvare l'unica spiaggia non ancora cementificata. Più articolata la posizione di Italia Nostra. «Una struttura turistica in zona H non si può fare - ha osservato Graziano Bullegas - sino a quando non sarà variata la destinazione urbanistica».
IL PROGETTO È prevista la realizzazione di tre sondaggi al centro di altrettante piattaforme in cemento in un'area vasta 300 ettari. «cercando di evitare danni all'ambiente e agli abitanti», ha precisato il geologo Alessandro Grosso relatore del progetto. Le sonde potranno arrivare fino a 150 metri di profondità e serviranno per localizzare la falda di acque termali, la temperatura e la quantità disponibile. Una volta localizzata la falda, la Reno dovrà ottenere dalla Regione di concessione per lo sfruttamento. L'acqua minerale termale potrà poi avere diversi usi, ma sarà utilizzata principalmente per il centro termale. Un progetto per il quale sono già state avviate le procedure per un accordo di programma con Comune e Regione per armonizzare il Puc sulla base delle prescrizioni del Piano paesaggistico regionale.
Tito Siddi
Unione Sarda


