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Sant'Antioco Sul brigantino verso il futuro

PDF  Stampa  E-mail  Domenica 25 Settembre 2011 23:00

Brigantino a Sant'Antioco

Da ieri mattina il brigantino "Nave Italia", impegnato in un programma che ha per obiettivo dare un contributo concreto a favore delle persone più deboli ponendo il mare e la navigazione al centro dei progetti educativi, è attraccato alla banchina di testata del porto di Sant'Antioco.

Il veliero, che appartiene alla fondazione onlus "Tender to Nave Italia" e che ha come fondatori la Marina militare italiana e lo Yacht club italiano, è adibito a servizio di persone con disagio fisico e psichico. Il progetto che sta portando avanti attualmente "Nave Italia", attuato in Sardegna grazie al contributo alla Conservatoria delle Coste, Provincia e due Comuni del Sulcis, è quello di aiutare attraverso tecnici e educatori specializzati a riabituare alla vita di tutti i giorni dei giovani che hanno vinto la battaglia contro il cancro.

A bordo, al comando del capitano di Fregata Paolo Saccente, insieme all'equipaggio della Marina militare composto da una ventina di uomini, si trovano, infatti, diciotto ragazzi di nazionalità diversa. «Dopo aver vinto la lotta contro il cancro - spiega Marta Stoppa, coordinatrice dell'équipe a bordo - adesso si abituano al reinserimento nella vita sociale». Il brigantino è la più grande nave a vela, con due alberi, oggi in navigazione. Costruita nel 1993 presso i cantieri navali di Danzica in Polonia, è stata acquistata nel 2006 assumendo bandiera italiana.

È lunga 61 metri, armata con 1.300 metri quadri di vela e ha un altezza di 44 metri. «Un viaggio tutto sommato tranquillo nonostante il mare agitato - racconta il comandante Paolo Saccenti - siamo giunti in rada di notte e fatto ingresso in porto di prima mattina».
I ragazzi, dopo essere stati accolti dagli assessori provinciali al Turismo e alle Politiche sociali e dal sindaco di Sant'Antioco, sono stati trasferiti a Buggerru: trascorreranno alcuni giorni in un "eco-ostello" gestito da una cooperativa di giovani.
Tito Siddi

Unione Sarda