Grand hotel? Neanche uno. Cherchi: «La Regione agevoli la nascita di grosse strutture»
Acontarli ci si mette davvero poco: 5.600 posti letto in tutto il Sulcis Iglesiente tra alberghi da una a quattro stelle, bed and breakfast, locande, affittacamere e agriturismo. Decisamente pochi per un territorio che vuole puntare tutto (o comunque buona parte della sua economia) sul pianeta turismo, ma che, ogni giorno, si trova a fare i conti con strutture troppo piccole dove troppo spesso i servizi non sono all'altezza di quanto promesso al cliente e dove si stenta a investire sulla qualità e le competenze del personale.
Il turismo vero, quello che porta soldi e lavoro, chiede grandi alberghi con servizi di qualità, possibilmente vicino al mare, o comunque ai centri di attrazione turistica. E nel territorio tutto questo non c'è.
GLI STUDI A dirlo non è un turista rimasto insoddisfatto (per quanto ce ne siano tanti) ma uno studio realizzato dal Sose, la Società degli studi di settore che proprio sul Sulcis in crisi ha puntato il microscopio per scoprire su cosa affondano le radici di un'economia allo stremo.
E, analizzando il settore "turismo", gli esperti sono arrivati a una conclusione: «Senza grosse strutture ricettive organizzate con servizi di qualità e personale preparato - ha sintetizzato ieri il presidente della Provincia Tore Cherchi - non si va da nessuna parte. E purtroppo il nostro territorio deve fare i conti con vincoli e norme rigidissime, ad esempio quelle imposte dal piano paesaggistico regionale (Ppr), che ingessano ogni tentativo di cambiamento».
LE NORME Ad esempio il Ppr non consente di realizzare grandi strutture ricettive nel Sulcis se non lontanissime dal mare: ma alzi la mano chi, quando sceglie un hotel in agenzia o su internet, non scarta quelli dove non si può arrivare a piedi in spiaggia. Lo stesso Ppr invita (tra le poche alternative) a bonificare e riconvertire in strutture turistiche le ex strutture industriali e minerarie: «Soluzione fallita per i più svariati motivi - sottolinea Cherchi - è evidente che le strade da seguire sono altre e il tempo a disposizione è pochissimo per non perdere treni importantissimi come ad esempio quello del Contratto di investimento del settore turistico, di imminente pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, che aprirà la strada a progetti con investimenti sino a 22 milioni e mezzo di euro.
Cifre importanti alle quali, senza il via libera a grandi progetti nel Sulcis, si rischia di dover rinunciare». Nessuno, beninteso, parla di cementificazione selvaggia: «Sarebbe una follia, nessuno la vuole - conclude Cherchi - ma questo non vuol dire dire "no" a priori, come spesso purtroppo avviene, ai grandi investimenti pensati per le nostre località turistiche. Chi lo fa deve essere consapevole del danno che causa a una struttura già debole».
Stefania Piredda
Unione Sarda


