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Sant'Antioco l’Olimpia fa un pensierino alla serie A

PDF  Stampa  E-mail  Mercoledì 22 Giugno 2011 09:22

Lunedì sera si è svolta la consueta riunione della dirigenza dell'Olimpia Vba in vista della prossima stagione nel campionato di pallavolo maschile serie B1. «Di fatto questa è una fase di studio - dice Pierpaolo Lai, direttore tecnico della squadra sulcitana - il mercato delle squadre della nostra categoria non può cominciare prima che siano sistemati i club delle serie maggiori: solo allora si potranno scegliere anche giocatori molto interessanti.

Ora pensiamo soprattutto a rafforzare lo staff tecnico della società, che è una questione importante per il prossimo campionato. Stiamo chiudendo per un medico sociale. L'andamento di queste stagioni ci ha fatto capire chiaramente che è bene monitorare dal punto di vista medico gli atleti per riuscire a tenerli al massimo per tutta la durata del campionato. È ovvio, ci sono i cali fisiologici ma con una buona sorveglianza di tutti i parametri si possono evitare i picchi nei cali che in un campionato ci sono sempre».


Così per ora non ci sono nomi nuovi per l'Olimpia che ha chiuso al quarto posto il campionato e al primo tra le squadre sarde, ritornando, dopo molti anni ad un livello di eccellenza nella serie B1. Il sogno di tutti i tifosi è naturalmente la serie A, sogno che nella scorsa stagione è stato accarezzato a lungo, prima che una fase finale tutta in calando facesse riprendere contatto con la terra. «Certo sognare non costa nulla - aggiunge Lai - ma in realtà sapevamo che sarebbe stato difficilissimo. È normale che quando ti trovi nelle prime posizioni un pensiero lo fai ma è evidente che la squadra, che pure ha colto ottimi risultati, non era ancora pronta per il salto di categoria.

Ora dobbiamo ricominciare da alcuni punti fermi. Qualcuno se ne è andato per scelta di vita, gli atleti sanno bene chi siamo e cosa offriamo, sanno di poter contare su un bell'ambiente, ma a volte queste cose non bastano ed è giusto che i ragazzi seguano i loro progetti personali».

La Nuova Sardegna