Sant’Antioco, si discute in consiglio il documento di bilancio: per il sindaco c’è stata una significativa diminuzione delle spese
È il bilancio il principale punto all'ordine del giorno del consiglio comunale convocato per mertadì alle 18: tra l'altro si parlerà pure del documento di previsione per l'anno 2011. Bontà e quelità del lavoro, così il sindaco Mario Corongiu ha sintetizzato il documento: «Credo che proprio le cifre del bilancio ci possano confortare: vorrei far notare che siamo riusciti a contenere la spesa per il personale al 23 per cento, mentre solo una decina di anni fa, nel 1999, eravamo al 44 per cento del bilancio.
Ma non basta, complessivamente la macchina amministrativa, quella del personale e i costi fissi arrivano al 29 per cento del bilancio. Altro aspetto rilevante è che la quota per i servizi al cittadino è passata dal 29 per cento della fine degli anni Noventa al 52,50 per cento dell'attuale bilancio. Da quando abbiamo cominciato ad amministrare abbiamo lavorato proprio per mettere a disposizione della comunità maggiori risorse e ci siamo riusciti».
Insomma, malgrado i tagli che la legge finanziaria continua ad attuare nel trasferimento di risorse dallo Stato, il sindaco Corongiu non è preoccupato perché è riuscito, attraverso la partecipazione a diversi progetti, a stabilizzare le risorse disponibili ed anzi ad incrementarle. Certo rimane il problema del «patto di stabilità», ovvero la norma che non consente sforamenti nel bilancio pubblico per i paesi dell'area euro e che blocca in alcuni casi i lavori pubblici anche già appaltati ed eseguiti. «Il patto di stabilità rischia di essere - prosegue Corongiu - la vera palla al piede delle amministrazioni anche virtuose come la nostra e che hanno ridotto al massimo i residui passivi. Sto maturando infatti l'idea di derogare dal patto se le ganasce stabilite dalla legge dovessero essere troppo strette.
Non voglio che l'economia cittadina, come accaduto in passato e già abbastanza fragile, sia ulteriormente colpita dalle norme restrittive. L'anno scorso ci è capitato di dover fare attendere imprese che avevano già realizzato lavori regolarmente approvati ponendo loro gravi problemi di liquidità».
La Nuova Sardegna


