Siete qui Home Non solo Mare I nostri monumenti botanici : la Quercia da Sughero


I nostri monumenti botanici : la Quercia da Sughero

PDF  Stampa  E-mail  Domenica 04 Luglio 2010 23:00
Nell’isola di Sant’Antioco la Sughera occupa le aree rocciose del settore collinare a nord dell’abitato di Sant’Antioco fino a Calasetta, in aree di impluvio e in quelle esposte ai quadranti occidentali e nord-orientali. Non esistono sugherete degne di questo nome, al contrario della lecceta, ma esemplari isolati o disposti in piccoli gruppi.

Per la sua nota capacità di resistere al fuoco, permangono in varie zone soggette ad incendi più o meno recenti esemplari ad alberello, frammisti a specie della macchia bassa, Cisti e Filliree, e a specie arbustive di ambienti più freschi, come l’Erica arborea e il Corbezzolo. Anticamente il bosco a Sughera occupava superfici molto vaste : lo dimostrano secolari esemplari a Is caralettus e a S’acqu’e su cardu ed esemplari più piccoli che emergono tra la macchia bassa a Sascrocca e a S’acqu’e su‘estiu. La maggior diffusione si ha in regione Sascrocca, dove sono presenti numerose piante di 5-6 m, a chioma espansa, con il sughero di colore nerastro, residuo degli incendi, anche recenti, che spesso hanno interessato questa zona.

 

La Sughera e il Leccio hanno esigenze ambientali molto simili e spesso, soprattutto nelle zone basali con modeste precipitazioni, ma ombrose e fresche, si associano a formare piccoli nuclei boschivi. E’ quello che si verifica in località Is Caralettus, in un’area riparata, non esposta ai venti, umida per un rio che la attraversa, ai margini delle terre sottratte al bosco per la coltivazione della vite e dei fruttiferi. Alberi di Leccio di 7-8 m di altezza convivono con alcuni esemplari di Sughera veramente maestosi, conservatisi proprio perché fungevano da limite naturale tra proprietà confinanti e perché hanno trovato proprietari che hanno ritenuto più utile, anche economicamente, conservarli piuttosto che abbatterli. E’ questo un fenomeno che si ripete spesso a Sant’Antioco: i più grandi alberi dell’isola di norma si trovano, infatti, ai bordi delle strade di penetrazione agraria oppure lungo i confini delle proprietà.

 

Due di queste sughere meritano di essere considerate dei veri monumenti naturali per l’isola di Sant’Antioco, i testimoni viventi della antica copertura boschiva che, frammista al Leccio, interessava tutta l’area più fresca dell’isola. Hanno misure non molto distanti da quelle rilevate dal Corpo forestale in Sardegna per le Sughere più grandi della Sardegna (4,3 m di circonferenza e 20 m di altezza per un esemplare di Esterzili, 3,85 m e 20 di altezza per un altro di Luogosanto). La più grande ha una circonferenza del tronco, misurata a 130 cm dal suolo, di 3,1 m ed un’altezza di circa 12 m. La chioma ha un diametro di circa 10 m ed una circonferenza di circa 31 m. La seconda ha la medesima altezza, ma minore circonferenza del tronco: 2,4 m. Assieme al Pioppo bianco di Su fattori, sono gli alberi più maestosi dell’isola. Ringrazio Antonello Massa per la segnalazione e per la cura che riserva a questi bellissimi patriarchi.

uercus suber L.

Nome italiano - Sughera

Nome sardo - Suergiu, il nome Ortigu è usato per indicare il sughero

Descrizione - E' un albero che può raggiungere i 15 m di altezza, con tronco spesso contorto, chioma espansa simile a quella del Leccio, ma più rada, foglie di forma variabile, da ovale a lanceolata, con margini da interi a dentellati, soprattutto in quelle più giovani con pagina superiore verde e quella inferiore grigio-chiara per una fitta peluria. Fiori unisessuali, i maschili penduli, i femminili in spighe all'ascella delle foglie. Il frutto è la tipica ghianda, ovale, allungata, ricoperta, fino a circa metà, dalla cupola con squame grigiastre, aderenti o debolmente sporgenti. Fiorisce ad aprile-maggio e fruttifica nell'autunno dello stesso anno. Principale caratteristica distintiva rispetto al Leccio è la presenza di una corteccia molto ingrossata, formante il sughero del commercio (Ortigu).

Distribuzione ed ecologia - Il suo areale si concentra sulle regioni basali costiere e subcostiere del Mediterraneo occidentale, a partire a est dalle coste italiane e comprendente a ovest tutta Penisola iberica e l'Africa settentrionale. In Italia è sporadica nelle zone centrali e meridionali, molto comune nelle due isole maggiori, Sardegna e Sicilia. In Sardegna forma estese formazioni a bosco aperto nella parte settentrionale e nell'Iglesiente, dove viene coltivato a livello industriale per ricavarne il sughero. Predilige terreni a substrato acido, profondi e freschi.

Usi - Il sughero della Sardegna è molto apprezzato per le sue ottime caratteristiche chimico-fisiche. Se ne ricavano soprattutto tappi per le bottiglie e resiste ancora all'avanzare della tecnologia che, per i minor costi, tende a sostituirli con la plastica. Di uso comune sono ancora i vassoi, usati per poggiarvi in occasioni conviviali, in particolare all'aperto, le carni cotte, mentre ormai desueto è l'uso di bicchieri e altri contenitori in sughero, destinati ad un mercato artigianale e turistico e più a funzioni decorative che pratiche. I pescatori antiochensi usavano il sughero come galleggiante per le reti e le nasse, ora anch'essi sostituiti da oggetti in plastica. Nella medicina popolare gli Antiochensi utilizzavano il decotto del sughero di piante giovani, per le sue proprietà emostatiche e cicatrizzanti, contro le forme lievi di emorroidi, mediante suffumigi e lavaggi della parte dolente.

 

sughero01

 

Una delle due sughere di Is caralettus ripresa da un rialzo del terreno sopra il tronco basale.

 

Sughera

 

La stessa Sughera ripresa anteriormente. Il segnaposto è di 1 m.

 

Prof. Giovanni Milia

Non solo Mare