Sant'Antioco Le fioriture di inizio primavera
L'isola di Sant'Antioco è conosciuta non solo per il suo mare e le sue coste, ma anche per la sua storia e la sua archeologia. E' tuttavia abbastanza grande da poter offrire al turista e al viaggiatore colto e curioso anche una notevole varietà di ambienti e di paesaggi, per lo più ancora integri e poco urbanizzati, che si esprime, talora in forme uniche ed esclusive all'interno del paesaggio sardo e mediterraneo, con i meravigliosi colori della sua flora e con i diversi aspetti della sua vegetazione e delle sue rocce.
Nel periodo che va da febbraio a maggio la natura, in Sardegna e a Sant'Antioco, offre il massimo della bellezza e della varietà: esplodono i colori e le fioriture, gli odori diventano acuti e penetranti. Il sole delle tante giornate senza nuvole, il cielo terso e trasparente,le temperature miti e invitanti, rendono i colori puliti e chiarissimi : i gialli sono accesi e brillanti, i bianchi puri ed evidenti, i blu con tante sfumature, dal celeste chiaro al violetto. Il verde è il colore dominante e fa da sfondo a tutti gli altri, esaltandone le figure. Pur nelle sue tante sfumature, dal carico dei Lecci e delle Sughere, al verde-chiaro dei Ginepri, al brillante del Mirto e del Corbezzolo, appare sempre nitido e allo stesso tempo riposante. Si esalta nella variabilità delle forme e delle sculture che assumono gli arbusti e i cespugli nei vari tipi di vegetazione dell'interno e delle coste: nella macchia a Leccio e corbezzolo delle aree settentrionali, nelle Sughere contorte e isolate, negli alti e plurisecolari Ginepri spinosi delle distese sabbiose attorno a Calasetta. Ancora, nella apparente uniformità delle fitte boscaglie a Ginepro licio di Sa Salina a Calasetta e dei rilievi calcarei di Maladroxia, ambedue inserite tra i Siti di Importanza Comunitaria, ma non ancora valorizzate, nella macchia aperta ad Olivastro arboreo e arbustivo e a Lentisco e Palma nana delle aree meridionali. Si mischia alle rocce chiare e scure delle garighe litoranee, da Nido dei Passeri a Cala Lunga, da Cala Sapone a Is Praneddas, con i bassi cespugli di Rosmarino, i pulvini di Elicriso e delle numerose piante aromatiche, con un grande effluvio di colori e di profumi.
Questa straordinaria variabilità della natura antiochense, che cerco di evidenziare nella mia rubrica NON SOLO MARE, merita di essere conosciuta e valorizzata, soprattutto per estendere anche alla primavera la eccessiva stagionalità delle visite turistiche, 3-4 mesi l'anno da giugno a settembre. Il percorso sulle fioriture va in questa direzione: non di tutte le piante, naturalmente, ma di quelle più significative per aspetto, forma e diffusione, o di altre che potrebbero benissimo far parte di un giardino roccioso o di un prato da coltivare quasi in asciutto, formato da essenze autoctone ben adattate al nostro clima caldo-arido. E' un lavoro che certo non si esaurisce con queste note, ma che richiederà altre indagini e integrazioni di foto, aperte alle segnalazioni dei lettori e degli appassionati.
A Sant'Antioco, come in tutta la Sardegna costiera, le fioriture iniziano già a gennaio -febbraio, dal basso, con le bulbose, piccole ma numerose : bisogna camminare con la testa all'ingiù per scoprirle. Spuntano nelle radure della macchia bassa, tra i Cisti e le Filliree, su terreni poveri e sottili, i Crochi (Crocus minimus), lo Zafferano selvatico, Zaffaranu burdu , con i loro 6 tepali celestini e all'interno gli stimmi gialli e aranciati, le Romulee (Romulea bulbocodium e l'endemica R. requieni) dai fiori anch'essi celestini, i piccoli Iris violetti chiazzati di bianco-giallo (Iris sisyrinchium), comune ai bordi della macchia e delle strade.
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Crocus minimus, Zafferano selvatico
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Iris sisyrinchium, Iris selvatico, Lillu burdu
A marzo spuntano le Orchidee, con i generi Orchis (O.longicornu, O. papilionacea, ecc.) e Ophrys (O. apifera, O. tenthredinifera, ecc.), dai fiori a forma di ape o di bombici (O. bombyliflora), così conformate per attirare gli insetti pronubi. Le orchidee comunemente in commercio provengono in larga parte dalle foreste umide tropicali : sono in genere piante epifite, che vivono sui tronchi degli alberi e che mal si adattano alle nostre latitudini. Sono piante d'appartamento, non facili da allevare. Ma hanno grandi fiori vistosi e bellissimi, dai colori accesi. Nel territorio antiochense esistono circa 15 specie di orchidee, alcune delle quali endemiche solo della Sardegna e di grande interesse fitogeografico.
Tra queste, l'Ophrys morisii (Martelli) Soò, per la cui foto rimando al bellissimo esemplare ritratto dal compianto Sergio Todde nel lavoro "Torre Canai" a cura di Italia Nostra, già citato nel primo degli articoli di NON SOLO MARE. Sono quasi tutte piante poco evidenti e poco esigenti, ma non per questo meno interessanti, tuberose, che vivono su suoli poveri e sottili. Non si adattano ad essere coltivate al chiuso in un appartamento, ma richiedono sole e aria aperta. Sono per lo più piante da intenditori e da appassionati, che trovano piena soddisfazione nello scoprirle e magari nell'inserirle in un angolo pianeggiante di un giardino roccioso, dopo attenta e oculata selezione delle specie. Valgano a questo proposito le raccomandazioni di Antonio Scrugli, autore del fondamentale e splendido libro sulle "Orchidee spontanee della Sardegna" : "Non sono stati volutamente indicati gli esatti siti di reperimento delle specie,soprattutto di quelle più rare, per non favorire l'indiscriminata raccolta da parte di collezionisti avidi e irresponsabili....".
Una raccomandazione alla quale mi attengo anch'io, nei casi in cui lo ritengo opportuno.
Le nostra Orchidee si trovano tra i pratelli della macchia, nei luoghi umidi e salmastri litorali, ai bordi delle strade. Tra queste la Serapide lingua (Serapias lingua), lingua de pudda., di 10-20 cm, comune nelle radure tra i cespugli della macchia.
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Emerge a marzo, e continua per tutto aprile, una delle fioriture più vistose, quella dell'Euforbia arborea (Euphorbia dendroides), sa Lua, anticamente usata per la cattura dei pesci, da cui il detto Pisci alluau. Interi costoni molto esposti, tra i più soleggiati di tutta l'isola, si rivestono di macchie prima verde-giallo, poi gialle, e infine, con la sfioritura di maggio, rosso-mattone. Inconfondibile, si manifesta a chiazze nette, tra il verde del Lentischio, nei versanti di Triga, nei costoni di Coqquaddus fino a Capo Sperone.
Tra i cespugli della macchia e lungo i bordi delle strade, spuntano isolati i bellissimi colori del Gladiolo selvatico (Gladiolus italicus), la cui fioritura inizia ad aprile e continua fino a maggio.
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Gladiolo selvatico
Ad aprile, e spesso da marzo, esplodono in tutta l'isola i gialli sgargianti e nettissimi delle Ginestre, prima con il Ginestrone (Calycotome villosa), sa Tiria, pianta spinosissima e per questo mal vista, che però diventa bellissima in fioritura e che in un giardino nostrano avrebbe ad inizio primavera un posto d'onore, poi a scalare con le due Ginestre della macchia bassa e degradata, ambedue endemiche : la Genista ephedroides, sa Scraia e, di norma a maggio, la Genista morisii, Scraia burda, meno spinosa e appariscente della prima e diffusa soprattutto tra i lentischi nei suoli argillosi della parte meridionale dell'isola.
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Fioritura della Genista ephedroides, Scraia. Sullo sfondo l'abitato di Sant'Antioco
Lungo l'istmo che collega l'isola alla Sardegna, all'altezza degli stagni, con la splendida visione dell'abitato di Sant'Antioco, lungo gli argini del canale e all'interno ai bordi del complesso delle saline, spiccano i pulvini di un'altra Ginestra, la Genista valsecchiae Brullo et De Marco, molto simile alla ephedroides, ma con un habitat totalmente diverso. Descritta per la prima volta nel 1966, è una specie endemica della Sardegna sud-occidentale.
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Genista valsecchiae, Ginestra di Valsecchi, nelle aree umide degli stagni di S. Caterina. Sullo sfondo l'abitato di Sant'Antioco
Diverse fioriture si concentrano ai margini delle strade e nei campi incolti; alcune di queste sono infestanti e di ampia diffusione: il Papavero selvatico rosso (Papaver rhoeas L.), il Crisantemo selvatico, giallo-arancio, Caraganciu (Chrysanthemum coronarium L.). Alcune altre sono poco diffuse e interessanti per un loro utilizzo nei giardini mediterranei, come i Trevulleddu (Dorycnium pentaphyllum Scop. e D. hirsutum Ser.). Il primo, a pulvini con fiori biancastri piccoli e fittissimi, è comune nei suoli su substrato vulcanico lungo la strada per Triga, il secondo, a fiori più grandi bianchi con base rosata, cresce a pulvini o si infiltra tra i cespugli sui suoli rossastri del settore calcareo lungo la strada provinciale intorno a Canai.
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Dorycnium hirsutum
Molte delle piante arbustive della macchia hanno fioriture poco evidenti : il Leccio e la Sughera mostrano ad aprile infiorescenze pendule che non risaltano all'occhio poco esperto, così l'Olivastro e l'Alaterno, i Ginepri e le Filliree. Non così il comunissimo Cisto marino o Cisto di Montpellier, muregu,(Cistus monspeliensis), che ricopre con le sue piccole bianchissime corolle molte delle aree più degradate dell'isola. Ad esso si accompagna, nel settore a rocce vulcaniche dell'isola, la ben conosciuta Lavanda selvatica o Stecade, Abiòi in sardo (Lavandula stoechas), un basso suffrutice di colore grigiastro, ricco di oli essenziali e profumatissimo, molto ricercato dalle api. La sua fioritura, con infiorescenze di colore dal blu al violaceo, inizia molto presto, a Gennaio, e continua per tutta la primavera. Queste caratteristiche ne fanno una delle più belle candidate per l'inserimento in un giardino mediterraneo.
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Sui toni del pastello, un quadro d'insieme di fioriture primaverili, ai bordi della strada per Triga : a destra e in alto a sinistra, Ginestra efedroide, gialla, tra le due i piccoli fiori bianchi del Dorycnium pentaphyllum, più in basso il violetto chiaro della Lavanda e a sinistra il Cisto di Montpellier.
Prof. Giovanni Milia
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