I Nostri monumenti botanici: il Leccio ed il Pioppo Bianco
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Quercus ilex L. Nome italiano - Quercia, Leccio Nome sardo - , la pianta Ilixi o ixi, , il frutto Landiri Descrizione - Pianta sempreverde, a portamento arboreo, con chioma folta, foglie di forma molto variabile, di norma lanceolate o ellittiche, a margine intero e liscio da adulte o dentato allo stato giovanile, verde intenso nella pagina superiore, grigio-chiaro e/o pelosetta in quella inferiore. Fiori maschili in amenti penduli, i femminili in spighe. Rami giovani con peluria biancastra, da adulti di norma glabri. Fusto liscio o un po' rugoso a maturità. Frutti con ghianda di forma ovale, avvolta fino a circa metà dalla cupola. A causa dei ripetuti incendi succedutisi nel tempo, nell'isola assume portamento ad alberello; solo in alcune zone più fresche e riparate raggiunge l'altezza di 7-8 m. Distribuzione e ecologia - Il Leccio è diffuso in quasi tutte le regioni attorno al Mediterraneo, soprattutto in quelle occidentali. In Sardegna è forse la specie più comune ed è presente dal mare fino alle zone centrali più elevate. Vive indifferentemente su tutti i substrati geologici, su suoli poveri e profondi, di origine vulcanica, calcarei e sabbiosi. Il Leccio raggiunge in Sardegna il suo optimum di sviluppo nelle zone fresche collinari e montane; negli stadi ancora immaturi si accompagna ad altre specie arbustive della macchia (Corbezzolo, Erica) ma nello stadio più maturo, climacico, si mantiene in purezza. Tipico esempio la foresta primaria di Lecci secolari, mai tagliati, della Foresta Demaniale di Montes, nel Supramonte di Orgosolo, con esemplari che sfiorano i 30 m. di altezza. Usi - Il Leccio veniva e viene utilizzato soprattutto come legna da ardere. I tronchi più grossi costituivano, assieme al Ginepro, le travi portanti dei tetti delle vecchie case. Per la sua alta resistenza all'acqua e all'uso costituiva la struttura portante delle imbarcazioni da pesca ( i cius, i sangiolus), degli antichi carri agricoli trainati da buoi e degli aratri. Diffuso anche il suo uso in lavori di intarsio e nella costruzione di mobili. Nella medicina popolare del basso Sulcis veniva utilizzata (Atzei et al.) per la pressione alta (decotto delle cupole delle ghiande), nella cura delle emorroidi (decotto di foglie e corteccia), per il sudore e l'infiammazione dei piedi e per la diarrea (decotto di foglie). Le ghiande costituiscono un ghiotto cibo per i maiali e i cinghiali e tostate venivano utilizzate anche dall'uomo al posto del caffè. |
Il Leccio a Sant'Antioco
Il Leccio è una pianta indifferente al substrato, ma nell’isola di Sant’Antioco lo si trova esclusivamente nei terreni sub-acidi di origine vulcanica; è assente nelle zone calcaree da Is Pruinis a Coequaddus. Caratterizza, assieme al Corbezzolo e all’Erica arborea, tutta la macchia delle aree settentrionali e centrali esposte ai quadranti settentrionali, secondo una linea ideale che partendo da Is Pruinis sale verso Giomitri, segue fino a Sa Perd’e s’omini e arriva a nord fino a Gundua in territorio di Calasetta.
Questa linea immaginaria corrisponde alla isoieta dei 500 mm che separa il nord dal sud dell’isola. La macchia alta e poi il bosco a Leccio rappresentano il risultato finale, chiamato climax, della vegetazione a macchia delle zone più fresche di tutta la Sardegna. I ripetuti incendi che hanno da sempre interessato l’sola di Sant’Antioco e i tagli praticati soprattutto nei secoli scorsi hanno determinato una riduzione dell’areale di distribuzione ed una notevole diminuzione degli esemplari arborei.
Attualmente ha di norma portamento arbustivo o ad alberello di 2-3 m di altezza. La vegetazione presente lungo la strada che dall’abitato porta verso Sa perd’e s’omini, spesso incendiata anche a causa della discarica comunale presente fino a qualche decina di anni fa, è un esempio in tal senso : prima della salita, nelle località di Su pirì de s’ixi e Is caralettus nelle aree di compluvio, riparate e non incendiate, permangono nuclei residui dell’antico bosco di Leccio, con esemplari arborei di 6-8 m. Lungo la salita, invece, alberelli di ilixi di 2-3 m che spuntano tra la macchia bassa di Corbezzolo, Erica e Cisto, ne rappresentano l’aspetto degradato. Se non disturbata, nel giro di qualche decina d’anni questa vegetazione potrà evolvere verso la macchia alta a Leccio.
Gutturu lallara, nell’interno dell’isola a nord-ovest di Sa perd’e s’omini, è l’area relitta dove permane ancora un lembo, seppur limitato, di lecceta, che si sviluppa ai lati di una sorta di anfiteatro naturale, a valle della sorgente Sargallas, che ora ha perso la sua antica portata e durata. Esemplari di 6 m in media di altezza si accompagnano a Corbezzoli e Filliree di 4-5 m, con felci e funghi (Leccini, Gallinacci) tipici del sottobosco. Piccoli lembi di lecceta si trovano anche a S’acqua de su cardu, dove in un’area ora molto degradata, permane un esemplare isolato di Leccio, grande di nome ma non di fatto, conosciuto coma la grande quercia. In località Su fattori, a valle della relativa sorgente, in una piccola, ma fresca e riparata stazione, che ospita anche un piccolo nucleo di boscaglia a Leccio, si trova l’esemplare più grande, a me conosciuto, di tutta l’isola. Lo scolo della relativa sorgente consente una notevole disponibilità idrica, fino a maggio, anche in annate siccitose.
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Il Leccio di Su Fattori. Alla base del tronco un segnaposto di 1 m
L'esemplare di Leccio di Su fattori ha un'altezza di circa 12 m ed una circonferenza di 2,5 m., misure che sono distanti dai circa 30 m dei grandi Lecci della Sardegna - Foresta Montes a Orgosolo e di Campos Varzos a Urzulei - o dalle circonferenze dei patriarchi di Foresta Montes - Sas Baddes (7,6 m) e di Sa Sedda e S'Era a Seulo (6,15 m). Tali misure sono comunque notevoli per Sant'Antioco, se consideriamo il clima non particolarmente adatto alle esigenze della specie e gli insulti subiti negli ultimi secoli dalla vegetazione dell'isola.
Le particolari condizioni edafiche e microambientali dell'area, per Sant'Antioco un piccolo ma prezioso scrigno botanico, con specie di grande taglia rare nell'isola, hanno consentito anche la crescita di un piccolo nucleo di Alloro (Laurus nobilis L.), con esemplari di 5-6 m, probabilmente spontaneo, finora non segnalato per Sant'Antioco e di una rigogliosa vegetazione di Acanto (Acanthus mollis), specie ombrofila non comune nell'isola. Conserva inoltre i due più grandi esemplari a me noti di Pioppo bianco (Populus alba) presenti a Sant'Antioco, il più grande dei quali ha un'altezza di circa 15 m. e una circonferenza misurata a 130 cm dal suolo di 2,5 m. Il Pioppo bianco occupa suoli profondi e umidi e lo si può trovare lungo le strade da Sant'Antioco a Calasetta e da Sant'Antioco a Cussorgia, nei fossati e nei ruscelli. Ringrazio Salvatore Marongiu per avermi segnalato quest'area.
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Acanto non ancora in fioritura, all'ombra di un piccolo Pioppo bianco.
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Il maestoso Pioppo bianco di Su fattori. Alla base, un segnaposto di 1 m.
Il Leccio è una specie molto plastica, che riesce a sopravvivere anche in condizioni difficili, come quelle che si verificano a Calasetta nell'area compresa tra la spiaggia delle Saline e quella di Spiaggia grande (area SIC), su substrato arenaceo e sabbie non del tutto consolidate. Vi si trova infatti una inusuale vegetazione a macchia bassa, dove il Leccio assume coperture rilevanti, assieme al Ginepro feniceo, al Corbezzolo e ad altre arbustive. Questa interessante vegetazione si spinge fino alla battigia : nelle aree più interne e meno esposte il Leccio assume forme ad alberello, mentre in quelle più esposte al maestrale e alla salsedine forma cespugli bassi e pulvinati, con foglie piccole e spinose. La vegetazione di quest'area SIC verrà descritta nel dettaglio in un altro articolo.
Prof. Giovanni Milia
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