G. G. Moris – Un grande botanico a Sant’Antioco
Giuseppe Giacinto Moris (1796-1869) era un medico e senatore piemontese che nel 1822 fu nominato professore di Clinica medica presso l’Università di Cagliari, dove rimase fino al 1832, quando divenne professore di Materia medica e Botanica nell’Università di Torino. Non si occupò però solo di medicina, anzi questa fu per lui solo un’occupazione secondaria, ma soprattutto di botanica.
Per questi studi viene tuttora ricordato come il primo e il più grande tra tutti i botanici che studiarono la flora della Sardegna, quando pochissimi erano quelli che in terra sarda si dedicavano a questo settore. Pubblicò la Flora Sardoa (1837/59), in tre volumi con 11 tavole, scritta anche con l’intento di fornire al Re Carlo Felice informazioni utili per la valorizzazione della Sardegna. Assieme all’altra opera Stirpium sardoarum elenchus costituisce la prima sistematica raccolta di piante della Sardegna, ancor oggi riferimento fondamentale degli studi sardi di botanica.
Moris fu amico di un altro grande estimatore e studioso della Sardegna, il generale Alberto della Marmora, cui dobbiamo l’opera intitolata Itinerario dell’isola di Sardegna ,la prima vera “guida della Sardegna”, come disse lo Spano . Assieme viaggiarono spesso per tutta l’isola e dal 1823 al 1826 visitarono più volte il Sulcis, Sant’Antioco e Carloforte. Dell’isola di Sant’Antioco Della Marmora descrisse importanti aspetti archeologici, geologici, storici e faunistici, Moris vi raccolse invece 32 piante, ben poche rispetto alle circa 650 finora ritrovate, ma le prime descritte per l’isola. Moris, infatti, non analizzava in modo sistematico la flora di un territorio, ma si limitava a raccogliere gli esemplari che riteneva più significativi dal punto di vista botanico : endemismi, specie nuove per la scienza o anche particolari per l’area visitata.
Scopo fondamentale dei botanici del tempo non era quello di descrivere gli ambienti e la vegetazione di una certa zona, cioè l’insieme delle specie con le stesse esigenze ambientali che fisionomicamente individuano un bosco, la macchia, un prato, una zona umida: la stessa distinzione tra flora e vegetazione non era ancora ben chiara e quindi studiata. I botanici erano inseriti nella tradizione che accomunava medicina ed erboristeria; erano per lo più medici e non, come ora appare normale, biologi o naturalisti. Ecco perché l’elenco delle 32 specie del Moris ci fornisce solo labili informazioni sullo stato della vegetazione dell’isola di Sant’Antioco nei primi decenni dell’800. I viaggiatori del tempo andavano a cavallo e in genere non si allontanavano dalle poche strade tracciate. Così il Moris a Sant’Antioco : diverse specie si trovano infatti lungo il vecchio tracciato della strada che dall’abitato di Sant’Antioco conduceva a Calasetta e altre nei dintorni dei due centri abitati. Di queste, ne cito due : la Tuberaria lignosa (Sweet)Samp (Helianthemum tuberaria Miller) e la Quercus pseudococcifera Desf.
L’Eliantemo si trova solamente in località Sascrocca manna, ai margini dell’antico tracciato stradale non asfaltato che, deviando dall’attuale strada asfaltata verso Su Demaniu nella piccola gola che porta verso S’acqua suestiu, collegava Sant’Antioco con Calasetta. L’Eliantemo è una piccola pianta emicriptofita, con fusto legnoso alla base alto fino a 30 cm, c fiori gialli e foglie verdi o grigiastre pelosette, le inferiori formanti una rosetta basale. Si trova tipicamente nella macchie degradate e nelle zone incendiate di recente, su suoli acidi, assieme al Cisto e, a Sant’Antioco, alla Genista ephedroides (Sa scraia). Queste caratteristiche ecologiche ci suggeriscono l’ipotesi che anche al passaggio del Moris la zona fosse stata incendiata da poco tempo. Il ritrovamento della specie risale ai primi anni settanta e la vegetazione di allora era costituita proprio da una rada macchia bassa con le specie citate e incendiata di recente. Attualmente, la fisionomia della vegetazione, a distanza di circa 30 anni e dopo circa 10 anni dall’ultimo incendio, è molto diversa. Una macchia alta, in cui dominano il Corbezzolo, l’Erica arborea, il Mirto e qualche esemplare arborescente di Sughera e di Leccio, ha sostituito quella a Cisto e Genista. Se non disturbata, fra qualche decina d’anni la macchia alta e poi il bosco a Leccio e sughera si riprenderanno il loro spazio.
La indicazione del Moris per Quercus pseudo-coccifera si riferisce probabilmente ad esemplari presenti in località Le Saline a Calasetta, che il Moris attribuì al complesso della Quercia spinosa (Quercus coccifera, Quercus calliprinos). La specie occupa il promontorio con substrato arenaceo e dune più o meno consolidate che si estende tra la spiaggia citata e Spiaggia grande, denominata dai locali “il labirinto”. Vi si trova una bella e folta vegetazione, non comune nei litorali della Sardegna, caratterizzata da Leccio, Ginepro feniceo, Fillirea, Corbezzolo e, nelle radure, Cisti, Ginestrone e Timo (Thymus capitatus), quest’ultima presente nell’isola solo in quest’area. Anche per questi motivi, l’area è inclusa tra i SIC (Siti di Importanza Comunitaria) della Sardegna. Milia e Mossa (1976), nel lavoro sulla flora dell’isola di Sant’Antioco, riportano la specie indicata dal Moris, ma non la includono tra le specie rinvenute.Né la includono Caneva, de Marco e Mossa in un successivo lavoro sulla vegetazione dell’isola.
Tali autori ascrivono gli esemplari di Quercia dell’area a Quercus ilex, il leccio, pianta molto comune in Sardegna, dal mare alle zone collinari e montane. E’ molto probabile che molti degli esemplari di Calasetta siano degli ibridi tra le due querce. Il Leccio, infatti, è una pianta con caratteristiche molto variabili, capace di adattarsi a diverse situazioni ambientali e che può assumere portamento, frutti e foglie molto diversi, tanto, come dice Pignatti, da far pensare a specie del tutto differenti. Tale variabilità è ben rappresentata a Le Saline : Lecci a portamento arboreo di 4-5 m nelle zone più riparate si accompagnano ad esemplari bassi e pulvinati in quelle più esposte, con foglie spinose o inermi ai margini, lucide o pelose nella faccia inferiore. Anche nelle foglie degli esemplari di Calasetta si notano delle galle rotondeggianti al cui interno si trovano le uova di una falsa cocciniglia (Chermococcus ilicis) da cui il nome specifico di coccifera. Da queste galle gli antichi romani e poi gli arabi estraevano il rinomato colorante rosso o chermesino usato per colorare le stoffe e il comune liquore alchermes. Secondo Plinio, però, le piante di Quercia spinosa della Sardegna fornivano un prodotto molto scadente
Giovanni Milia


