I Greci a Sant’Antioco (e un tentativo fallito di ripopolamento)
MARCO MASSA
L’Isola di Sulcis, ora detta di S. Antioco, che a mezzogiorno e libeccio è alla Sardegna unita per mezzo di alcuni tratti di terra in più luoghi continuati da ponti di pietra che sotto di tre di loro archi lasciano il varco ai soli battelli e piccoli bastimenti in quel mare assai basso nulla ritiene della antica Sua Popolazione e grandezza se non alcuni, qua e là sparsi avanzi di Fabriche o Fondamenti di ben grosse e ritagliate pietre... Cominciava così la Relazione dello Stato dell’Isola di S. Antioco e de Contorni della Città di Iglesias83 redatta da Francesco Cordara penultimo Conte di Calamandrana ed Intendente Generale di Sardegna. Era sbarcato i primi giorni del mese di dicembre 1754 accompagnato dal Sig. Maggiore di Cagliari Bessone, intelligente d’architettura militare e civile, di un Regio Misuratore e di altri... Suo compito, misurare e verificare lo stato dei terreni dell’isola, quelli da destinare a pascolo (di pecore, vacche e capre), le varie colture da potersi impiantare (grano, vigne, olivo, orto e giardino, bosco).
Il progetto del governo piemontese: individuare i siti in cui potesse sussistere una nuova Popolazione costituita da una colonia di greco-corsi che avendo il capitano Costantino astutamente procurato di far passare dal Golfo di san Pietro (dove secondo l’ordine avuto era trasportato) a quello di Palmas nelle vicinanze di S. Antioco il Capitano Inglese Ferguson colla sua nave, che unitamente ad altro bastimento toscano, ha condotto da Ajaccio in numero di 198 i greci che sono poi discesi a Portoscuso, dove per ora rimangono provvisti di alloggio e di vitto e facendo il medesimo Costantino vivissime istanze, anche con espressioni di volersene altrimenti tornarsene indietro, perché si lasciassero discendere detti greci nelle abitazioni suddette.
C’era da risolvere un piccolo problema segnalato anche dall’Intendente Generale e cioè che l’isola non è siccome si è supposta affatto disabitata et incolta, vi ho trovato esistenti nei contorni della Chiesa del Santo, da cui la Sª Isola tiene il nome, oltre ad un’altra chiesa e 17 botteghe, n° 49 Case, 31 Capanne e due Grotte tutte abitate da 302 persone che fanno ivi continua dimora et avendo indi in più volte scorsa tutta l’isola, ed i siti della medesima riconosciuti, vi ho veduto fontane e rivi, Porti, Monti e terreni coltivati ed incolti, de quali ne ha fatta il D° Maggiore annotazione nella carta dal med° formata con particolare esattezza, e con settanta paia di bovi ed aratri altrettanti agricoltori, la maggior parte de’ medesimi sovraddetti abitanti lavorando il terreno, e nella campagna dieci fra magazzini e case, 63 capanne per uso di detti agricoltori e de pastori, che in numero di 28 vi pascolano ciascuno nei suoi territori assegnati, e distinti co’ loro propri segni o de’ loro padroni gli armenti che sono 2.380 capre, 3.213 pecore, 440 vacche e 39 cavalle, et altri molti bovi novelli e da giogo, che ivi per la sola pastura mantengonsi, senza danno ancora di quella di cavalli selvatici osservati, come specialmente protetti da S. Antioco e di altre fiere fiere, cinghiali e caprioli che pur vi sussistono nei luoghi men frequentati...
In sintesi i greci aspettavano impazientemente di poter occupare le case abitate dal primo nucleo di cittadini antiochensi, che naturalmente non erano proprio d’accordo ...tutti esprimendosi che se S.M., la di cui somma giustizia e clemenza sapevano, fosse informata della loro situazione, giammai vorrebbe far uscire dalle case e dai luoghi dove si erano allevati e cresciuti essi suoi sudditi e figli naturali antichi e fedeli, come si professavano, per collocarvi i vescovi et adottivi e di non sicura fede, come chiamavano i Greci. Anche appena saputo il mio arrivo in detta isola la città e il Capitolo di Iglesias mi hanno ciascuno spedito un soggetto per rinnovare le loro rimostranze, e la detta città; e le monache di Santa Chiara, li Padri Francescani, e Gesuiti, ed Antonina Olargiu, hanno trasmesso suppliche, che qui vanno unite, pregandomi farle presenti a S.E. e alla Maestà Sovrana colla da essi esposta legittimità dei loro titoli, et antico possesso di dette case e terreni su dei quali dicono posta la sicurezza, o ipoteca di molti loro crediti, et in gran parte la loro sussistenza.
Ecco la trascrizione della supplica degli abitanti di Sant’Antioco, straordinario censimento della prima popolazione moderna.
SUPPLICA DEGLI ABITATORI DI ST ANTIOCO
–La vedova Dona Madalena de Spinosa che dimora quasi tutto l’anno nell’isola di San Antiogo con la sua famiglia che consiste in quattro figlioli un servitore e tre serve possiede vicino alla Chiesa una casa grande col suo Magazzino. Nel Piano detto della Chiesa due aratri di terra disboscata (per aratri si intende tanto di terreno che basti per seminare sedici starelli tra grano, orzo, legumi, cioè, dodici starelli di grano, tre starelli d’orzo e uno starello di fave e ogni starello di misura sarda corrisponde a due semine di Piemonte) (1 starello equivale a 0,40 ettari. N.d.T.). Possiede inoltre nel luogo detto Ponti Mannu un altro aratro; nel luogo detto Su Pruini = altri due aratri; nel Luogo o sia regione detta Su Fraitzu quattro aratri; nel Luogo detto Sa Grutta De s’Homini una capanna con centocinquanta pecore; nel Luogo detto Cortis Cherbus cento novanta capre con una capanna per abitazione del pastore.
–Don Pedro Usay San Just delegato della Rª intendenza che vive quasi tutto l’anno nell’isola colla sua famiglia che tra i figliuoli e servidori sono quindici persone insieme a Don Francesco e Don Lorenzo suoi figliuoli posseggono una casa capace con due gran magazzini e un orto chiuso a muraglia nel Piano della Chiesa dodici aratri in Corru Longu tre aratri nel Piano della Chiesa duecento cinquanta pecore.
–Don Emanuele Angioi che abita la maggior parte dell’anno nell’isola colla sua famiglia, cioè moglie, quattro figliuoli e sette tra Servidori e Servo, tiene una casa con un cortile grande, in sa gruta due aratri.
–La Città di Iglesias tiene una casa che serve al tempo delle due feste che ogni anno si fanno per San Antiogo per abitazione de Consiglieri e di varie persone di riguardo che sogliono concorrere ogni anno.
–Il Capitolo di Iglesias tiene una casa, in cui abitano tutti i Canonici nel tempo che durano le suddette feste e quindici botteghe che suole affittare quando si fa la festa facendosi allora una spezie di fiera perché vi concorrono da tutte le parti del Regno fino a sette, otto e più mille persone, nella Cussorgia detta “Portu de terra apidu” sessanta vacche.
–Don Mario de Spinosa tiene una casa.
–Don Francesco Giuseppe Otger possiede due case, in Malladorgia un aratro.
–Don Francesco Caneglies possiede due case con un cortile oltre i seguenti territori, cioè in Ponte un aratro, in Triga due aratri.
–Don Nicola Salazar Arcidiacono della Cattedrale una casa.
–Il Dr Fadda una casa.
–L’Eredi di Don Antonio Rog una casa e due aratri in Su Pruini.
–Ignazio Ventura una casa.
–Antonio Desogus, che abita tutto l’anno colla moglie, tre figliuoli, Suocera, Cognato e due Servidori possiede una casa e un cortile grande nel Piano della Chiesa, un aratro in Canai, tre aratri in Canai, trecento cinquanta pecore.
–Il Notaro Antonio Cocco una casa, in Canai cinque aratri
–Il Notaro Francesco Cocco una casa.
–Il Notaro Nicola Pintus una casa.
–Il Canonico Carta una casa con sotterranei. In Su Pruini due aratri, in Su Pruini ottanta pecore.
–La vedova Maria Dessi che vive tutto l’anno nell’isola nella casa di Salvador Esu Cannas con quattro figlie maritate, che fra tutti sono ventitre persone, possiede in Triga tre aratri, il di lei genero Domenico Salidu in Triga una capanna in Triga novanta pecore, l’altro genero Antiogo Sera cinquanta pecore in Triga.
–Pietro Toro nel Piano della Chiesa due aratri.
–Domenico Salidu nel d° Piano due aratri.
–Sisinnio Trudu Massaro abita nell’isola tutto l’anno colla moglie cinque figliuoli e un servidore in una Cappanna possiede nel piano della Chiesa due aratri.
–Salvador Querqui che dimora tutto l’anno colla moglie tiene nel piano della Chiesa ottanta pecore.
–Gioanni Esu Fanutza che abita la maggior parte dell’anno colla moglie, figlio e sei persone che lo adjutano al lavoro della terra possiede una casa e una capanna in Triga e in Canai cinque aratri, in su Pruini un aratro, e cinque capanne nelle quali abitano due pastori con trecentocinquanta capre e cinquanta pecore, oltre oltre cinquanta vacche che tiene nella regione detta Mercoreddu.
–Salvador Esu Cannas coi suoi fratelli e sorelle posseggono una casa, un territorio un cortile grande chiuso a muraglia e una capanna in Canai due gran pezzi di territorj chiusi a siepe con altre due capanne e otto aratri di altro territorio trecento pecore con altra capanna duecento cinquanta capre con altra capanna in Crisionis, cinquanta vacche in Portu Misi.
–Antonio Esu colla sua moglie quattro figli ed un servidore possiede due capanne, in Triga due aratri e mezzo e trenta pecore.
–Antiogo Esu nella regione detta Sa tuvara settanta capre.
–Gioanni Antonio Pricocci colla sua famiglia, una casa con due capanne, in Triga due aratri.
–Antonio Sevis in Corongiu Murvonis due capanne e tre aratri di territorj in Triga cento cinquanta capre, in Porta de Su Suergiu quaranta vacche, nel piano della Chiesa tre aratri.
–Salvador Paris in Canai un aratro, in Triga cento ottanta capre.
–Antiogo Ganau in Canai quattro aratri, vicino alla Chiesa una casa, tre cave con magazzini e 50 pecore.
–Il Nor° Marco Corbelli in Canai un magazzeno, e tre aratri di terra
–Antiogo Ignazio Corbelli in Triga 40 pecore.
–I Padri Minori Conventuali di San Francesco del convento di Iglesias in Canai due case e tre aratri.
–La Vedova Mª Santu Lochi coi suoi tre figliuoli in Canai due capanne, un cortile, quattro aratri trecento pecore e uno de suoi figliuoli in Crisionis 250 capre, in Sa Pispisia 70 vacche.
–Sebastiano Spada in Canai 5 aratri.
–Gavino Garia in Canai 4 aratri.
–Salvador Corona in Canai una capanna e tre aratri.
–Gioanni Cautai colla moglie e tre figli in Triga una capanna con un aratro in mezzo ed altra capanna vicina alla Chiesa.
–Sisinnio Cordeddu colla moglie e quattro figli in Triga un aratro e mezzo e una capanna.
–Antiogo Lochi colla sua moglie in Triga un aratro.
–Francesco Chireddu vicino alla Chiesa una casa e in Canai due aratri e in Su Pruini un altro aratro.
–Antonio Vincenzo Longu in Canai una casa e due aratri, in Crisionis 150 capre.
–Antiogo Pisano in Canai due cappanne e due aratri.
–Gli eredi di Antiogo Ignazio Depau in Cannai due aratri.
–Giovanni Antonio Pisano in Canai un aratro.
–Antonio Querqui in Canai due aratri e una cappanna.
–La vedova Paselli cò suoi figli in Canai due aratri.
–Gli eredi di Cristoforo Falconi in Canai un aratro.
–Giovanni Esu Cannas in Canai due aratri, in Portu Maiori 100 vacche.
–Gli eredi di Salvador Contu in Canai un aratro.
–Salavador Balzai nel Piano della Chiesa un aratro, in Crisionis 130 capre.
–La vedova Corbelli cò suoi figli in Coacuaddus due aratri.
–Pietro Carroccia in Canai due aratri.
–Antiogo Pittis cò suoi figli in Canai un aratro, in Su Pruini un altro aratro.
–Don Nicolas de Spinosa in Su Pruini un aratro, nel Piano della Chiesa un altro aratro.
–Antiogo Fonnesu in Guturu Canargius un aratro.
–Antiogo Vincenzo Manigas nel Piano della Chiesa un aratro.
–Benedetto Pabis una casa vicino alla Chiesa e nel piano tre aratri.
–Don Gavino Salazar Capitano di Giustizia della Città e territorj d’Iglesias nel Piano della Chiesa tre aratri.
–Antiogo Corona che vive tutto l’anno nell’isola colla moglie e quattro figli due aratri.
–Il Sacerdote Giuseppe Pintus Vice Curato della Chiesa di San Antiogo nel Piano della Chiesa due aratri, due cappanne e cinquanta pecore.
–Francesco Vacca che sta tutto l’anno nell’isola colla moglie e due figli nel Piano della Chiesa due aratri.
–Giuseppe Brondo colla moglie e tre figli nel Piano della Chiesa due aratri e un sotterraneo.
–Sebastiano Bolegas che sta anche tutto l’anno colla moglie e quattro figli nel Piano della Chiesa quattro aratri.
–Il Collegio de PP. Gesuiti d’Iglesias una casa vicino alla Chiesa.
–Salvador Tronchi domiciliato nell’isola colla moglie e cinque figli nel Piano della Chiesa due aratri.
–Giuseppe Bulegas domiciliato nell’isola colla moglie tre figli, due servidori nel Piano della Chiesa due aratri.
–Giovanni Bulegas Murroni nel Piano della Chiesa due aratri.
–Giovanni Manca colla moglie e figli domiciliato nell’isola una capanna nel Piano della Chiesa e due aratri.
–Antonio Barossu domiciliato nell’isola colla moglie e quattro figli due capanne nel Piano della Chiesa e due aratri.
–Sisinnio Trudu colla moglie e cinque figli due cappanne nel Piano della Chiesa due aratri, Antonio Cuccu colla moglie e tre figli tre cappanne con tre cortili nel Piano della Chiesa due aratri.
–Francesco Mereu colla moglie e cinque figli una capanna e due aratri nel Piano della Chiesa.
–Salvador Luxu colla moglie e quattro figli due cappanne, in Su Pruini un aratro.
–Giovanni Balloni in Su Pruini un aratro.
–Francesco Elias colla moglie e figli una cappanna nel Piano della Chiesa due aratri.
–Antonio Piredda colla moglie e figlio nel Piano detto due aratri.
–Pietro Foddis colla moglie e figli nel Piano della Chiesa due aratri.
–Il Nor° Giovanni Vincenzo Frongia nel Piano della Chiesa due aratri, in Sa Pispisia due aratri.
–Francesco Porcu nel Piano detto due aratri.
–Francesco Pintus colla moglie e tre figliuoli una cappanna nel Piano della Chiesa due aratri.
–Mauro Simula colla moglie e due figli tre cappanne e tre cortili, nel Piano della Chiesa due aratri.
–Don Miguel Pes Arciprete della cattedrale d’Iglesias in S’Acqua de sa Canna tre aratri.
–Don Giuseppe Pintus in Sa Pispisia quattro aratri.
–Antonio Usay colla moglie e due figli abitano nella casa di Dona Madalena Sulas.
–Pietro Carta Massaro nella casa del Capitolo.
–Antonio Esteri colla moglie e due figli in un sotterraneo del Capitolo.
–Giuliana Callaresa vedova nella casa del Canonico Pileddu.
–Francesco Antonio Zucca colla moglie e tre figli in un’altra casa del Canonico Pileddu.
–Giovanni Lochj colla moglie e tre figli nella casa di Benedetto Pavis.
–Nicoletta Manca con tre figlie una casa e una cappanna
–Antiogo Frongia colla moglie e tre figli posseggono una casa e una cappanna, in Su Pruini settanta pecore.
–Giovanni Coccu massaro colla moglie e due figlj una casa.
–Antiogo Lochi colla moglie e tre figlj due cappanne.
–Salvador Cabras colla moglie e tre figlj due cappanne, nel Piano della Chiesa due aratri.
–Francesco Ignazio Eremita della Chiesa di San Antiogo una cappanna con un cortile, nel Piano della Chiesa due aratri.
–Francesco Toru colla moglie e una figlia pastore di capre - Pietro Toru colla moglie e un figlio massaro, Giovanni Antonio Pai colla moglie e quattro figlj massaro. Salvador Pullo colla moglie e quattro figlj vivono tutto l’anno nell’isola.
–Antiogo Melis Murtas colla moglie madre e tre figlj. Giuseppe Lodde colla moglie e quattro figlj. Antiogo Melis Piricocci colla moglie, suocera e due figlj
–Antonio Rossu colla moglie e tre figlj
–Sisinio Campus colla moglie sono tutti massaro domiciliati nell’Isola che coltivano le terre de Cavalieri e d’altre persone che non coltivano da se stessi.
–Antiogo Corona colla moglie e quattro figlj nel Piano della Chiesa due aratri.
–Antonio Piredda colla moglie e figlj
–Antonio Giruccio colla moglie figlio e nuora
–Antonio Garau colla moglie e due figlj - Felice Olargiu colla moglie
–Agostino Pintus
–Salvador Raspilla, Sebastiano Pilloy colla moglie e due figlj sono pastori e massari altrui sono abitanti tutto l’anno nell’Isola.
–Francesco Puddu - Donna Gioanna Paliaccio con suo figlio Don Giorgio Corria che dimora quasi tutto l’anno nell’Isola posseggono tre case e un magazzeno grande nel Piano della Chiesa, quattro aratri in Sa Punta des’Omini una cappanna con trenta pecore in Corti Cherbus una cappanna con 246 capre.
Vi sono più di cento grotte incavate nella rocca tutte proprie di vari Particolari della Città d’Iglesias che si sogliono affittare per abitazione e ricovero de concorrenti alla Festa.
Lo stabilimento di una nuova popolazione presentava un altro ostacolo da superare: i diritti vantati dal Vescovo di Iglesias in forza di diverse donazioni: il Giudice Torco- torio nel 1124, Donna Benedetta di Lacon Massa con suo figlio Guglielmo nel 1216, Privilegi Reali dei Re di Spagna Giovanni nel 1466 e Ferdinando nel 1479 dove, su richiesta del Vescovo Giuliano di Iglesias, vengono ribaditi i privilegi sull’isola “Tam in die festivitatis eiusde Ecclesia...” (importante la citazione “in die festivitatis” nel 1466 che certifica la festa 54 anni prima).
Monsignore Arcivescovo di Cagliari scrive una memoria di proprio pugno (conservata presso l’Archivio Mauriziano a Torino) dove sono anche indicate alcune disposizioni da tenersi durante la festa del Santo: Memorie di molti atti degli Arcivescovi di Cagliari come Vescovi pure di Iglesias miei Predecessori sopra l’Isola di Santo Antioco, per li quali si deduce chiaramente il loro possesso e dominio di quell’Isola, ricavati da i Registri della Mensa.
E in primo luogo è da notare che né libri stampati anche prima del 1600 approvati dall’Arcivescovo di quel tempo, o a lui dedicati, gli vien dato palesemente il Titolo Dominus Suelli, ac Sancti Pantaleonis, atque Insulae Sancti Antiochi.
Così si vede in un libro che mi ritrovo a caso di avere, il quale è stato stampato in Cagliari con licenza dè Superiori.
1598 - L’anno 1598: e così pure si legge in una Prefazione o pure dedicatoria stampata in Sassari circa il medesimo tempo, e inviatami due anni sono da Monsignore Vescovo di Bosa, indirizzata all’Arcivescovo di Cagliari ch’era allora Don Alonso Lasso Sedegno.
Dalla quale appellazione allora così palesemente usata si deduce che lo stesso Arcivescovo d’Iglesias doveva essere notoriamente riputato, quale viene asserito, cioè Dominus Insulae Sancti Antiochi, o Insularum Sancti Antiochi come si legge in altro luogo, siccome lo era di Suelli e di San Pantaleo siccome ivi chiaramente viene enunziato nè i Titoli.
1597 - Una commissione e Delegazione generale dell’Arcivescovo Don Alonso Lasso data nel 1597. al Canonico Giovanni Melis con poter generale di procedere, catturare, giudicare, sentenziare, ed esercitare la Giurisdizione contra qualsiasi delinquenti nell’Isola di San Antiogo, Santadi &; la qual Commissione e Delegazione gen.le è stata prodotta in cedola, a i. 3. di agosto del 1630. nella causa vertente con la Città d’Iglesias sopra la Giurisdizzione di Santadi al fol. 713. e 714. 1600 -
Una Provisione del medesimo Arciv° Don Alonso Lasso data il dì 14. di gennaro 1600. per la quale com- manda al suo Vicario Generale, e Ministri Ecclesiastici d’Iglesias che abbiano a riconoscere e riputare Andrea Meli dª medesima Città d’Iglesias per Arrendatore di tutti i frutti e rendite così civili come criminali, del detto Vescovado, della Isola di San Antiogo &; la quale provisione fu prodotta in cedola a i. 16. di Settembre 1638. nella medesima causa che sopra a fogl. 122. a tergo. 1609 - Una provvisione di Monsignor Arcivesc° Don Francesco d’Esquivel in data di 28. Gennaro 1609, per la quale dà facoltà al suo Vicario generale d’Iglesias di stabilire, ossia sindicare, o assegnare terreni nell’Isola di San Antiogo a qualsiasi persona, pagando quello che accostumavano di pagare nel suo Salto, cioè né i suoi territorj di San1620 - Relazione di Nicolò Corbelli pubblico pregoniere di aver fatto il Bando per la Città di Iglesias con la grida né i luoghi soliti della dª Città il dì 26. di Marzo dell’anno 1620. d’ordine del Vicario Generale d’Iglesias e de i Salti ossia Territorj d.ª Mensa ossia Mitra Ecclesiense che era il Canonico Francesco Cani, che nessun genere di persone di qualsivoglia Grado, o Stamento, non possano condurre né pascolare qualsivoglia genere di Bestiame per la distanza di quattro miglia d’intorno alla Chiesa e Case del Glorioso Santo Antioco, sottopena di essere macellate, tenturate, tante volte quante entreranno & e di cinque lire da applicarsi alla Chiesa del medesimo Santo.
1620 - Intima fatta dal suddetto Rdo Francesco Cani Vicario Gen.le Ecclesiense a i 28. d’Aprile del 1620, e notificata al Capitano e Giurati dª Città d’Iglesias, perché non molestino li Cacciatori dell’altra Città e Luoghi del Regno che andarebbero a caccia nell’Isola di San Antiogo con licenza dell’Ill.mo e R.mo Don Francesco d’Esquivel Arciv° di Cagliari Vescovo d’Iglesias Barone e Signore della detta Isola, o del suo Vicario gente di quel Vescovado e dè i Salti ossia Territorj di esso; La qual espressione di Barone e Signore della detta Isola quivi viene replicata più volte. L’oggetto di questa Intima si è che non molestino i cacciatori forestieri col levargli parte della caccia che avrebbero presa, secondo che essi Capitano e Giurati & dovevano essersi vantati di voler fare e quivi gli si dice in questa Intima che essi non devono nè possono fa re di queste cose, mentre li cacciatori anno la licenza del proprio Barone e Signore dell’Isola.
1620 - Proclama del Dottore e M° R.do Nicolò Cadello Provicario Gen.le in assenza del Canonico Franc° Cani Vic° Gen.le del Vescovato d’Iglesias e suoi Territorj; Nel quale si commanda che tutti coloro che anno case distrutte o disfatte nell’Isola di San Antiogo, le debbano far aggiustare e rifare in piedi, o riedificare dentro del termine di otto mesi sotto pena di devoluzione delle medesime rovine e di esser messe all’incanto, e consegnate a chi offerirà di più &. In questo Proclama si dice ancora l’Arcivescovo come sopra Barone e Signore dª medesima Isola e in suo nome si commanda & come sopra. E segue la Relazione e Certificato di essersi pubblicata questo Proclama nella Chiesa del medesimo Santo nell’Isola nel dì della Festa del Santo e al maggior concorso del popolo (che concorre numerosissimo da tutte le parti del Regno a quella Festa dove, sempre interviene tutta la Città e Magistrati d’Iglesias) alla Chiesa il dì 3. e 4. di Maggio 1620.
1647 - Filippo Corrus Officiale dell’Isola di San Antiogo da Relazione di aver sindicato ossia assegnato una misura di terreno Marco Cannas Blancher e Giovanni Manca abitanti d.ª Città d’Iglesias d’ordine del Vicario Gen.le del Vescovado Giovan Antonio Escarconi Serra a i 28. di febbr° 1647.
Alli 3. di Aprile dello stesso anno 1647. d’ordine del medesimo Vicario Gen.le ha sindicata altra misura di terra a Antiogo Esu abitante d.ª medesima Città.
A i trè di Maggio del medesimo anno 1647. lo stesso Vicario Genle commanda per Editto che coloro che avevano stabilimenti di case, Baracche nell’Isola debbano fra quindici dì dalla pubblicazione del presente Editto, mostrare e produrre i titoli, dè i detti stabilimenti, concessioni & alla medesima Curia Ecclesiastica; e che le case distrutte debbano essere rimesse in piedi e riedificate entro di un anno sotto pena di essere devolute alla Mensa &. Il quale Editto fù pubblicato ed affisso alla Chiesa del medesimo Santo Antioco il dì della sua Festa cioè li trè di Maggio 1647.
1648 - Concessione di un tratto di terra per costruirvi una Barracca, ai 15. Marzo
A i 27. Luglio del medesimo anno il soprad° Vicario Genle dà Patente di Offiziale della Isola di San Antiogo territorio e giurisdizione della Mensa, come ivi dice, del Vescovado Ecclesiense, il quale impiego vacava allora per la morte del soprallodato Filippo Corrus, a Antiogo Cadello Massaio d’Iglesias perché amministri ed eserciti gli atti e cose concernenti alla buona giustizia; e costui presente accetta il carico di Offiziale, ed ha prestato il solito omaggio perciò ossia il giuramento nella Curia, di portarsi ad amministrare fedelmente il carico datogli. Ai 24. di Agosto del medesimo anno è sindicata dall’Offiziale Antiogo Cadello d’ordine del Vicario Genle a favore di Antonio Bringiu Toco Supplicante una misura di terra per due arati di formento, senza pregiudizio di terzo &. Dal sopradetto anno 1648 a questa parte vi sono assaissime concessioni di terreni a lavorare, e di pascoli, fatte da tutti gli Arcivescovi o dal loro Vicario Generale d’Iglesias, con le condizioni di pagare il Dritto territoriale, ossia portàdia come dicono qui ed oltre; e sarebbe fare un volume a volere trascrivere tutta questa serie non interrotta di atti, pregoni, patenti, sindici & che comprovano a piena evidenza il possesso pacifico ed antichissimo del Dominio utile di tutta l’Isola di San Antiogo e adiacenti. Solamente aggiungo che per l’incendio dell’Archivio del quale consta non si ritrovano più antichi documenti dè i sopradetti, e da quelli tempi fino al dì d’oggi sono innumerabili i documenti. Aggiungo ancora che nell’anno 1613 essendosi presa Informazione d’ordine del Duca di Gandia che allora era Vicerè, dal Capitano d’Iglesias a grazia del medesimo, senza intervento dell’Arcivescovo e in odio di Lui sopra della Giurisdizione esercitata nell’Isola, si esclude bensì l’Arcivescovo ossia il Vescovo d’Iglesias dalla Giurisdizzione; ma dalla stessa informazione risulta che l’Arcivescovo era nel possesso fino ad allora di esiggere oltre la Decima anche gli altri redditi (che sono il diritto territoriale ossia la portàdia) e la metà delle machizie disperse, cioè per mezzo del suo Offiziale; pagandosi alla Cassa Reale l’altra metà delle medesime. La suddetta Informazione si ritroverà nell’Archivio del Patrimonio. Il Reggente Vico nª sua Istoria fa menzione del Dominio utile dell’Isola che anno i Vescovi, e delle antiche Donazioni delle quali ecco le Copie annesse.
Quanto al titolo di Barone dell’Isola sempre i Vescovi lo anno usato in tutti gli atti pubblici, almeno da più di cencinquanta anni in quà come si vede da libri o Editti stampati, e dalle esortatorie ancora solite a presentarsi a Signori Vicerè ed alla Reale Udienza né i casi frequenti di contenzione.
Gli Arcivescovi nelle loro patenti che danno ai Vicarj generali d’Iglesias sono stati sempre soliti di dichiararli Reggitori dè i Salti ossia territorj dª Mensa, ed espressamente dell’Isola di San Antiogo; e nelle patenti date agli Offiziali della Isola e nell’omaggio sempre ricevuto di essi dagli stessi Arcivescovi o da loro Vicarj, si vede che hanno sempre pensato di essere veramente Baroni dell’Isola; e lo stesso si vede da loro frequenti Pregoni ossia Editti; e veramente il nominare Offiziali, il riceverne il Giuramento de Part ac fideliter administranda justitiâ, il fare e pubblicare Bandi, o editti con pene &, l’esiggere la metà delle machizie& e il titolo pacificamente usato di Baroni, pare che tutto ciò indichi qualche cosa di più del dominio utile; né a questo si oppone la Informazione del 1613. la quale fù presa dal Capitano d’Iglesias e a distanza del medesimo; perché in essa si dice da i testimoni allegati che il Capitano d’Iglesias per parte di Sua Maestà era quello che esercitava la Giurisdizzione; ma questo è perche quelli che andavano o abitavano là erano Vassalli Reali, cioè Cittadini e abitatori dª Città d’Iglesias, e per conseguenza non poteva contra di quelli procedersi fuori che per la Reale Giurisdizione ch’era esercitata dal Capitano d’Iglesias. Ma il titolo di Barone, le patenti di Reggitore, le patenti di Offiziale per amministrare giustizia, gli editti sotto pene, il diritto delle machizie & pare che mostri che gli Arcivescovi come Vescovi d’Iglesias avevano ed anno la giurisdizione del luogo ossia del territorio dell’Isola quantunque non possano esercitarla sopra gli abitatori della medesima cioè per esser questi, Vassalli Reali come si è detto.
Ben è vero che da quattro o cinque anni in qua il Capitano d’Iglesias non vuole che l’Offiziale di San Antiogo e degli altri territorj della Mensa facciano esecuzione e macellino & come facevano sempre, ma vuole che si raccorra a Lui perch’egli faccia esecutare, macellare & e siccome per evitare i romori fino ad ora non si è fatta formale opposizione a questa novità pregiudiziale; perciò poco a poco cresce il pregiudizio della Mensa. Calamandrana, stretto tra le rimostranze degli abitanti di Sant’Antioco ed Iglesias, i diritti rivendicati dall’Arcivescovo di Cagliari, e la necessità per il governo piemontese di aumentare gli introiti per le povere casse reali aumentando le rendite nelle zone spopolate del Regno, prova a suggerire un progetto di compromesso. Nella sua relazione scrive... Tra tutti i territori di dett’isola da noi visitati tre sono parsi propri per farvi una nuova popolazione cioè a Cala di Seta a tramontana verso San Pietro, a Porto Misci o sia Calasapone al ponente dell’isola, et altra a Maladorgia o Coicuaddus poco distante a mezzogiorno e levante verso il Golfo di Palmas, ma siccome nel sito di Cala di Seta che è tutto incolto e serve solo di pascolo si trova un piccolo rivo et una fonte in riva al mare d’acqua dolce perenne che vi si osservano vestigi di altre antiche abitazioni, che vi è un porto per ancorare i bastimenti e che una torre ivi situata potrebbe con quella che si è progettata in Carloforte dominare l’entrata del Golfo di San Pietro, et avere anche con Portoscuso la dovuta relazione giacchè dalla parte dell’isola Piana e di Portoscuso vi è il comando di altre torri.
In questo sito, dico, come il più proprio quando si volesse collocare i Greci venuti ultimamente da Corsica, ne avrebbero di terreno buono secondo il giudicio de’ suddetti periti, al di la di quello sicuro per poter coltivare in più anni senza toccare quello degli Iglesiensi e delli abitatori di S. Antioco, che si ritrova da questo lontano, e con altra torre che gli iglesiensi medesimi fabbricherebbero e manterrebero a loro spese nel Capo Su Moru, come alcuni della città hanno proposto, purchè si lascino godere le terre che attualmente coltivano, rimarrebbe quest’isola preservata dalle scorrerie sin qui praticate dai barbareschi con far preda di sardi fino a che il Rais pochi anni fa superato da questi vi ha con altri suoi turchi lasciato la vita. Il 28 Gennaio 1755 il Subdelegato d’Iglesias Don Pietro Usay consegna un’Intimazione84 scritta dal Conte di Bricherasio alli Greci Corsi venuti d’Ajaccio, e commoranti in Porto Scuso.
A seguito degli accordi venuti meno (si erano obbligati ad introdurre 240 famiglie, cioè circa 600 persone anziché le 198 presenti, e varie altre mancanze), viene loro concessa la possibilità di scegliere (entro 5 giorni) di stabilirsi non più nell’isola di St Antiogo, ma bensì a Montresta oppure a Fiumesanto. In caso poi li medesimi rifiutassero queste grazie di S.M., intimerà loro che si facciano tutti trasportare in Ajaccio facendo loro somministrare il nolito per il suo ritorno senza speranza di mai più essere ammessi nel Regno. Il 16 Settembre 1759 la penisola di S. Antioco in Sardegna, in seguito a transazione tra l’Arcivescovo di Cagliari, il Regio Patrimonio e l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, è ceduta a quest’ultimo. Dieci anni dopo il sito di Cala di Seta sarà occupato da una colonia di tabarchini e piemontesi. Qualche traccia greca permane.




