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Sant'Antioco L’Arciere punta in alto Sgarbi: vetrina nazionale

PDF  Stampa  E-mail  Mercoledì 28 Aprile 2010 11:09

Il bronzetto dell'arciere rappresenta l'arte sarda del periodo nuragico. Capolavoro di tremila anni fa, alto ventidue centimetri (il doppio delle normali statuette), è uno dei pezzi forti del museo di Sant'Antioco. Lo scorso settembre è tornato "a casa" dopo le peregrinazioni tra Svizzera e America: trafugato dai tombaroli e finito sul mercato clandestino, era stato acquistato dal museo di Cleveland che nel 2009 lo ha restituito all'Italia.

Oggi, insieme ai famosi "leoni di Sulky", è uno dei principali richiami turistici del Sulcis. Ma il museo di Sant'Antioco non ospita solo reperti archeologici. Nelle sue ampie sale, sino al 3 maggio, accoglie una mostra d'arte contemporanea, dedicata proprio al suo arciere di bronzo. Ben 121 opere, tra dipinti, sculture e fotografie, che hanno partecipato al Premio nazionale appena concluso. Le opere resteranno esposte ancora una settimana a beneficio dei turisti per il ponte del primo maggio, poi l'appuntamento è per il prossimo anno. Qui, dove si respira l'aria della Sulky fenicia, si uniscono le atmosfere dell'arte antica e contemporanea con un originalissimo e affascinante mix. «Il successo della seconda edizione ci convince a confermare l'impegno per questa manifestazione, rendendola da occasione estemporanea ad evento stabile con un coinvolgimento sempre maggiore della cittadinanza», afferma con soddisfazione il sindaco Mario Corongiu. Se è vero che i protagonisti di una mostra sono gli artisti - i cinque vincitori e tutti i numerosi partecipanti - in questa iniziativa emergono anche i diversi personaggi del mondo della cultura che contribuiscono a fare grande il Premio. Con "l'Arciere" la Sardegna si affaccia a livello nazionale, come spiega il critico d'arte Vittorio Sgarbi, curatore della mostra e non a caso cittadino onorario di Sant'Antioco.

SGARBI «Uno dei fattori alla base del successo - dice il critico - è la partecipazione della popolazione. In Italia, Paese che ha molta più confidenza, piuttosto che con la cultura, con la sua retorica, c'è il vezzo di affermare che certe manifestazioni dovrebbero puntare in alto, a chissà quali vette di reputazioni nazionali e internazionali, per raggiungere il prestigio che nel solo contesto locale non si sarebbe in grado di conseguire. Si tratta, contrariamente alle apparenze, di una visione arretrata e quanto mai provinciale: non tanto per l'ambizione di gloria extraterritoriale che sarebbe pure legittima se sostenuta da adeguate capacità, quanto per il fatto di trascurare nelle finalità primarie le centralità del contesto locale». Il critico sottolinea l'importanza della sfida che va rivolta all'interno, contro «il vuoto culturale come abitudine quotidiana, la noia della dipendenza televisiva, l'annichilimento di massa, che portano la comunità al degrado, non solo intellettuale».

L'EVENTO In che modo si può coinvolgere la popolazione in un discorso culturale veramente innovativo? La risposta è nella filosofia del Premio: una grande mostra d'arte contemporanea sullo sfondo delle rovine archeologiche. Un occhio alla cultura e l'altro al turismo. Sufficiente per creare un evento duraturo nel tempo? Per Sgarbi le premesse ci sono tutte. Del resto il marchio di qualità delle opere esposte è dato proprio dal nome e dal prestigio del curatore al quale è spettato il compito di selezionare le proposte provenienti da tutta Italia. Oltre duecento, da cui sono state scelte le 56 che hanno partecipato alla sezione "open". A queste si sono aggiungere le 65 della sezione "invitati", nomi ormai affermati nel panorama nazionale.

GIURIA I membri della giuria garantiscono il valore dei vincitori: l'archeologo Piero Bartoloni, direttore del museo; la direttrice del Man di Nuoro Cristiana Collu, lo scrittore Salvatore Niffoi il quale per la copertina del suo ultimo romanzo "Il bastone dei miracoli" (Adelphi editore) ha scelto la riproduzione del dipinto di Lino Frongia, il vincitore della scorsa edizione del premio. Completano la giuria lo stesso Lino Frongia, i giornalisti Stefano Salis e Fernando Ferrigno. Ma dietro tutto il progetto e la nascita della Onlus "l'Arciere" compaiono altri due personaggi: Santino Carta e Roberto Lai, appassionati di arte e archeologia, da tempo trapiantati a Roma ma sempre legati alla loro Sardegna. Proprio Roberto Lai è stato uno dei protagonisti del ritrovamento e del recupero del bronzetto di Cleveland, mentre all'amicizia tra Carta e Sgarbi si deve l'idea di promuovere una mostra nazionale a Sant'Antioco. Solide premesse per le future edizioni.
CARLO FIGARI

Arciere Sant'Antioco