Un lavoro certosino quello del Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale un’importante acquisizione per la Cultura Antiochense che ancora una volta porta la firma del Luogotenente Roberto Lai.

L’Ambasciatore della Cultura di Sant’Antioco, al quale, nel mese di aprile 2009 è stata conferita la medaglia d’0ro, ha posto le basi, in sinergia con l’attuale Amministrazione Comunale e con il Professor Piero Bartoloni direttore del Museo lagunare per un futuro scambio interculturale con l’importante istituzione museale americana.
Un lavoro di intelligence tra Ministero per i beni e le Attività Culturali, Avvocatura Generale dello Stato e Comando Carabinieri T.P.C. e il Comune di Sant’Antioco.
Per comprendere come il trafficante internazionale, possa avere avuto nella sua disponibilità la foto del bronzetto nuragico, pubblicato nel bollettino delle acquisizioni del museo americano nel 1991, volume 78, n. 3, è opportuno fare una panoramica generale sul traffico di reperti archeologici che ha riguardato l’area sarda. I primi elementi che hanno permesso di capire le varie triangolazioni tra la Sardegna e l’estero sono emersi dall’analisi dell’agenda sequestrata al defunto trafficante di archeologia sarda, P.M., indiscusso protagonista della ricettazione di arte nuragica. Il trafficante Sardo, era in contatto sia con i tombaroli e i trafficanti locali, ma soprattutto con importanti commercianti d’arte internazionali.
Dopo aver perso la vita in modo accidentale gli furono trovati, in una tasca della giacca, circa 100 milioni di lire, frutto di una vendita andata a buon fine. A seguito della sua morte l’area sarda diventa appetibile per il trafficante internazionale, che, in virtù del suo soggiorno nell’isola, durato per molti anni, ne approfitta per inserirsi nell’ambiente sardo del traffico illegale di reperti archeologici.
Gli innumerevoli scavi clandestini perpetrati nell’isola di Sant’Antioco hanno messo in luce le tecniche usate dagli scavatori clandestini sardi per aggredire i siti archeologici e poiché, i siti nuragici, spesso, versano nel più completo stato di abbandono ed in zone impervie, in talune circostanze è accaduto che, i clandestini, non curanti delle disastrose conseguenze, abbiano appiccato incendi nell’area antistante al complesso nuragico localizzato, al fine di agevolare la ricerca e la depredazione del pozzo sacro, ove si possono spesso trovare i preziosi “bronzetti”. L’esportazione dei reperti d’illecita provenienza, trasportati all’estero insieme con prodotti alimentari di produzione locale di lunga conservazione, è stata favorita anche dagli emigranti delle grandi città svizzere, tedesche, inglesi e in misura minore, francesi. Queste tecniche sono emerse dall’analisi delle conversazioni telefoniche, nelle quali, per ragioni di sicurezza, spesso era usato un linguaggio criptato. L’analisi della documentazione sequestrata al trafficante ha permesso di individuare un nucleo cospicuo di materiali in bronzo, tutti provenienti dall’ambito culturale e territoriale della Sardegna nuragica, come, bronzetti a figura umana e animale, pendagli a “pendolo”, pugnali con elsa a gamma, vasetti miniaturistici a canestrello, "bottoni" con funzione ornamentale, spilloni del tipo con capocchia complessa costolata. Particolare interesse rivestono i documenti autografi dei fornitori che, tra il 1987 e il 1991, hanno procurato al trafficante un’imponente mole di reperti sardi, in particolare delle lettere con le quali gli scavatori clandestini sardi dettavano delle regole precise su come chiamare convenzionalmente i reperti all’atto della richiesta d’acquisto.




